25 aprile: festa di ribellione, tempo di rivoluzione

Serve un nuovo 25 aprile, ancora un’altra liberazione. Per il francese Georges Sorel, teorico del sindacalismo rivoluzionario, “Uomini d’affari e politicanti non sanno niente della produzione, e tuttavia si ingegnano per imporsi ad essa, mal dirigerla e sfruttarla senza il minimo scrupolo: ritengono che il mondo rigurgiti di ricchezze abbastanza perché si possa comodamente derubarlo, senza sollevare troppo gli strepiti dei produttori; tosare il contribuente senza che questi si rivolti: ecco l’arte del grande uomo di Stato e del grande uomo d’affari. Hanno una scienza tutta particolare per fare approvare le loro furfanterie dalle assemblee deliberanti; il regime parlamentare è truccato allo stesso modo delle riunioni di azionisti. Probabilmente è per via delle affinità psicologiche, derivanti da questi modi di operare, che gli uni e gli altri si intendono in maniera tanto perfetta: la democrazia è il paese della cuccagna sognato da uomini d’affari privi di scrupoli”. Georges Sorel, Riflessioni sulla violenza, Cap. VIII La morale dei produttori.

Sono passati più di cent’anni da quando Sorel descriveva la “sua” realtà, che è anche ed ancora la “nostra”. Sono passati cent’anni ed esattamente non è cambiato niente. Noi di Forza del Popolo non ci arrendiamo, non fuggiamo alla ricerca della libertà, ma vinceremo per la nostra libertà.

« Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. »

(Sandro Pertini proclama lo sciopero generale, Milano, 25 aprile 1945)

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