Logge massoniche in mano alla criminalità organizzata

“Ho saputo di un traffico di armi dal Gran segretario e Gran maestro onorario della Gran Loggia nazionale francese una volta in cui mi trovavo a Parigi. Mi disse che il mio predecessore era andato a fornire armi. Per i francesi questa era una ingerenza e vi era irritazione. Ho fatto alcune indagini interne e le mie inchieste hanno confermato tutto”.

Lo ha detto Giuliano Di Bernardo gia’ Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, parlando davanti alla Commissione parlamentare Antimafia che lo ha convocato per una audizione a testimonianza. “Ho informato le autorita’ nel momento in cui c’e’ stata l’inchiesta, prima non avrebbe avuto senso – ha riferito – ho dato al procuratore Cordova tutte le informazioni che avevo”. Alla Bindi, che gli ha letto un verbale secondo il quale Ettore Loizzo (morto da alcuni anni), a quel tempo suo Gran Maestro aggiunto, gli disse che su 32 logge calabresi, 28 erano controllate dalla ‘ndrangheta e che non potesse fare nulla se non rischiando gravi ritorsioni, Di Bernardo ha risposto che “queste sono state le sue parole, che mi hanno convinto a dimettermi”. “Noi non abbiamo potuto farci nulla, abbiamo dovuto subire questa situazione, mi disse Loizzo”, ha proseguito l’ex Gran maestro del Goi. “E quando ho chiesto cosa pensassero di fare, non mi hanno risposto nulla. Di qui la mia decisione di dimettermi“, ha concluso. “Durante il periodo in cui sono stato Gran Maestro ho abbattuto una sola loggia, la Colosseum di Roma, che era stata costituita subito dopo la liberazione d’Italia e in cui affluivano gli agenti della Cia, era una loggia ad hoc. Non potevo tollerare una loggia che era nata per queste ragioni e che continuava a muoversi per questo. Ho trovato un motivo formale e l’ho chiusa“, ha risposto alla presidente dell’Antimafia Rosy Bindi che ha posto una serie di domande.
Fonte: StrettoWeb

(ANSA) ROMA, 31 GEN – “Diverse sono le ragioni che portarono alle mie dimissioni da Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia ma quella che fu determinante fu connessa con l’inchiesta del procuratore di Palmi Agostino Cordova. Vedo oggi ripresentarsi le stesse condizioni del 1992, quasi fosse una fotocopia”. Lo ha detto Giuliano Di Bernardo, già Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, entrato a 22 anni nella massoneria, dimessosi dal Goi nell’aprile 1993, davanti alla Commissione parlamentare Antimafia in una audizione a testimonianza. “Nel 1992 – ha raccontato – il procuratore di Palmi Agostino Cordova mi fece pervenire la richiesta di avere gli elenchi di tutti i massoni calabresi motivandola col fatto che in molti reati erano presenti massoni; il Gran segretario mi informo’ di questa richiesta e io feci allora una riflessione: se io do gli elenchi non creo problemi a tutti quei massoni che non hanno nulla da nascondere e si dà la possibilità di far uscire allo scoperto i massoni non degni di stare in questa loggia. Quindi ho dato disposizione di consegnare gli elenchi dei massoni calabresi. Dunque io spontaneamente nel 1992 ho aderito alla richiesta di fornire tutti gli elenchi dei massoni calabresi”. “Qualche tempo dopo tornò a Villa Medici un giovane sostituto procuratore con un carabiniere e mi chiesero l’elenco di tutti i massoni iscritti al Goi d’Italia. Io dovevo sentire i membri della giunta e la loro risposta fu unanime: ‘noi gli elenchi non li diamo a meno che non ci sia una richiesta formale di sequestro’. Il sostituto procuratore sigillò quindi il pc, mise due carabinieri a guardia e mi disse che sarebbe tornato con un mandato. Quindi tornò il giorno dopo, hanno preso il pc e sequestrato una gran mole di materiale. Iniziò l’inchiesta ma poi si e’ fermata, c’era stata la possibilità di fare chiarezza ma così non fu”. Di Bernardo, dopo le dimissioni dal Goi, ha fondato la Grande Loggia Regolare d’Italia; dal 2002 si è dimesso da ogni incarico. (ANSA).

“Ricordo una riunione a Palermo: credevo di trovarmi di fronte a tutti i fratelli e mi sentii dire dal numero uno della massoneria siciliana di non accettare l’invito del presidente del collegio regionale perche’ aveva a che fare con la mafia. Era un avvocato e avevo parlato con questa persona che mi era sembrata degna di ogni fiducia e rispetto”. Lo ha detto davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, in una audizione a testimonianza, Giuliano Di Bernardo, gia’ Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, entrato a 22 anni nella massoneria, dimessosi dal Goi nell’aprile 1993. “Mi dissi: c’e’ qualcosa che stride con i principi e la visione che mi sono sempre fatto della massoneria. Aprii un Osservatorio sulla Sicilia e proprio in quei mesi del 1990 il sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, fu arrestato in quanto membro della mafia. Feci in modo che immediatamente fosse sospeso dal Goi. La verita’ e’ che le cose che avvengono nelle realta’ locali si vengono a sapere solo per caso anche se ci sono gli ispettori che dovrebbero controllare. Ma lo fanno?”. Il sindaco di Castelvetrano fu sospeso e mandato davanti a giustizia massonica. Ma secondo quanto ha riferito Di Bernardo, che qualcuno sia condannato dalla giustizia massonica “e’ un evento eccezionale”. “Stiamo assistendo oggi alla degenerazione della massoneria”, ha concluso l’ex Gran Maestro.

Fonte: Grandangolo Agrigento

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