Chi abbandona un cane è un bastardo!

di Giovanni Daniele Gravotta

L’estate ogni anno impone una riflessione anche sul problema dell’abbandono dei cani. Le campagne di informazione e di prevenzione non mancano. Lega Nazionale per la Difesa del Cane, LAV (Lega Anti-Vivisezione) ed ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), in coordinamento con i canili delle singole realtà locali, svolgono ogni anno una preziosa opera di sensibilizzazione, ma purtroppo non riescono a toccare in maniera decisiva le coscienze di quanti decidono di “rinunciare” alle creature adottate, abbandonate per strada senza nemmeno ricoverarli presso le strutture competenti.

I dati parlano chiaro. Secondo la LAV nel 2015 è stata censita una popolazione di circa 600.000 cani abbandonati in giro per l’Italia; di questi solo un sesto sono finiti in canili o altro tipo di strutture idonee (approfondimenti sul sito del Ministero della Salute).

Sorge a questo punto l’esigenza di capire le ragioni del problema, domandarsi quindi il perché di questo fenomeno, cioè quali siano le cause che spingono all’abbandono dei cani, ma dal punto di vista della personalità di colui che abbandona il cane. Difatti, chi abbandona il suo cane è correlatamente inaffidabile su tutta la gamma dei suoi rapporti personali.

Tre solo le “razze” di coloro che abbandonano gli animali.

Le tre “razze” di padroni per come si relazionano con gli animali, danno vita a tre correnti di pensiero.

  1. Siam tutti creature viventi
    La persona che riesce ad instaurare con il proprio cane un rapporto di empatia mai prenderebbe in considerazione l’idea di abbandonarlo per strada; se costretto, lo collocherebbe in una nuova realtà familiare o lo ricoverebbe presso strutture di associazioni private o di autorità pubbliche, per far si che la creatura con cui ha condiviso una parte della propria vita possa trovare una nuova collocazione protetta. Questa persona è dotata realmente di umanità ed è capace di comprendere cosa è il rispetto della vita. Tale impostazione è estesa a tutti i suoi rapporti personali.
  2. Uomini ed animali
    La seconda razza, o corrente di pensiero, è quella di chi per motivi dettati dalla tradizione familiare o sociale, e dalla mancanza di vedute ampie e contemporanee, vive immerso in una subdola ideologia che poggia sull’affermazione della superiorità dell’uomo come specie  su tutto il resto degli esseri viventi (cosiddetto “specismo”, corrente di pensiero dominante), tale da sostenere che “alla fine sono solo cani, mica esseri umani!”. L’abbandono del cane, per questa “razza di abbandonatore”, è un imprevisto calcolato, uno spiacevole incidente di percorso riassorbito dopo qualche birra. La persona convinta di essere un “essere superiore”, persino rispetto ai suoi affetti, non è portata di per sé al maltrattamento, ma in generale ha una minor tendenza a prendersi cura dei cani, e conseguentemente da poco peso, quando non lo ignora del tutto, al problema del randagismo, quindi alle conseguenze del suo abbandono per strada di un cane.
  3. Bestie e Animali
    Ultima categoria “culturale”, o razza di padroni, è quella delle “bestie umane”, pericolosa più di quanto si possa immaginare. Le bestie umane considerano i cani (e tutti gli altri animali, di conseguenza) degli oggetti in senso assoluto. Torture, soprusi, maltrattamenti vengono giustificati in nome di un diritto di proprietà che nelle “menti” di queste bestie li rende possessori della vita e della morte degli animali medesimi, del loro dolore e del loro terrore. In tali persone l’istinto alla sopraffazione del più debole è pari all’istinto che in passato ha portato le civiltà del passato a considerare normale e legale la schiavitù e scontata l’asserita superiorità di alcune “razze umane” rispetto ad altre. La visione di tali trogloditi viene ai giorni d’oggi manifestata sugli animali, oggetto di indicibili sofferenze e prede del più becero sadismo. Trattasi di cultura anacronistica purtroppo persistente, figlia di una mentalità tutta basata sulla violenza. Coloro che agiscono in questo modo hanno pessimi rapporti personali, sono violenti anche con i propri familiari, non hanno amici e spesso giungono a connotazioni borderline. Tra le bestie umane si sviluppano spesso interessi economici, così il randagismo diventa una gigantesca nursery ove prelevare facilmente – e senza controlli – nuovi esemplari da far lottare nei combattimenti clandestini. Queste bestie umane, per fortuna una ristrettissima minoranza, andrebbero per legge trattati con TSO, perché una persona che si diverte a torturare un povero cucciolo è portato a compiere quegli stessi atti contro le persone umane. Tanto è vero che mafiosi e terroristi iniziano i propri affiliati attraverso alcune prove, tra cui quella dell’uccisione cruenta di poveri e indifesi animali.

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