Dallo stupro della Costituzione (Partito della Nazione) all’Italia Socialista (in applicazione della Costituzione)

di Franz Altomare

Quello che doveva accadere, è già accaduto. Quello a cui assistiamo, cioè lo svolgimento di una traccia scritta alcuni anni fa, non è il fatto politico in sé ma solo la manifestazione evidente di qualcosa che non ha più bisogno di nascondersi. Il Partito della Nazione è in atto, non è una prospettiva. Il Golpe è già avvenuto, non è un pericolo da scampare. Riprendiamoci la nostra sovranità!

1. Il Partito della Nazione

Nel novembre 2011 si insedia il governo Monti che riceve la fiducia di Camera e Senato con il sostegno di tutti i partiti ad esclusione di Italia dei valori e Lega Nord, Lega che astutamente si sgancia dall’operazione. Nasce il Partito della Nazione. È la costituzione di un’area politica del potere dominante che sarà successivamente confermata e consacrata dai governi Letta, Renzi e Gentiloni. È il partito che uccide la Nazione con il garbo dell’eutanasia politica. È il partito unico del pensiero unico e dell’unica politica economica possibile per questo potere.

Quello che è successo nel novembre del 2011 era stato già scritto nei mesi precedenti e questo è ampiamente documentato, per cui nell’affermarlo non corriamo alcun rischio di essere tacciati di complottismo.

Comincia quel processo di disvelamento del potere reale incarnato per vent’anni nei principali partiti politici; un potere condiviso nei fatti ma dissimulato attraverso l’alibi di una finta contrapposizione che ha rappresentato l’era del berlusconismo e la narrazione ipocrita dell’anti-berlusconismo fatta dal PDS-Ulivo-PD.

Nel panorama nazionale, in ciò l’unica analisi penetrante delle premesse storiche è quella del filosofo Diego Fusaro.

È naturale che di fronte al fatto compiuto di una crisi finanziaria italiana in coincidenza “fatale” con lo scandalo di un Berlusconi erotomane e pedofilo, la salvezza del Paese doveva necessariamente passare attraverso il terzo governo tecnico della Repubblica. La mancanza di una vera opposizione, e soprattutto l’assenza di una classe dirigente alternativa, resero il passaggio del governo Monti inevitabile perché l’urgenza contabile a quel punto andava comunque affrontata.

Il problema fu che quel governo restò in carica un anno e mezzo, ben oltre l’esigenza dettata dal risanamento dei conti pubblici. L’austerità, da politica d’emergenza divenne politica ordinaria.

Destra e sinistra nelle istituzioni persero ogni significato e rilevanza ma bisogna aspettare il 2013 per avere conferma di questo passaggio paradigmatico e della reale natura di un nuovo attore che si presentava sulla scena politica italiana spacciandosi per il nuovo e per l’opposizione.

2. Il Movimento 5 Stelle

Un merito certamente va riconosciuto al M5S: aver accelerato un processo di disvelamento dell’inganno ordito da centro-destra e centro-sinistra, entrambe forze liberiste al servizio del potere oligarchico euroatlantico.
Nel 2013 sostenni di votare M5S non certo per convinzione, ma per favorire una crisi di legittimazione attraverso una sconfitta elettorale del PD, cosa che un po’ a sorpresa avvenne.
I nemici storici della finta dialettica, PD e FI diventata NCD, si riscoprirono alleati con tante affinità elettive, oltre che elettorali. Nel 2013 comincia però anche per il partito della Casaleggio & Associati srl un processo inevitabile di disvelamento, vittima di un consenso superiore alle aspettative. Quello che era un sospetto divenne certezza. Il Movimento 5 Stelle, nato a tavolino in ambiente aziendale neoliberale, non ha lo scopo di governare il Paese, ma di non far governare, occupando uno spazio lasciato libero da eventuali opposizioni reali e neutralizzando ogni ipotesi di costruzione di una alternativa politica ed economica per il Paese. Con grande sapienza di marketing essi individuano un’offerta politica vaga ma in sintonia con il dissenso diffuso e si accaparrano lo spazio di una domanda politica abbandonata presso i cassonetti dell’indifferenziata dalla sinistra che fu.

Dopo le elezioni del febbraio 2013 è evidente che il M5S non possa e non voglia governare. Neanche osa fare la mossa di proporre un governo di scopo per cambiare la legge elettorale e adottare misure minime per affrontare l’emergenza sociale. Grillo non prevede alleanze in nessun caso. Duri e puri! PD e buona parte del centro-destra si alleano per salvare il Paese, confermando che il partito della Nazione da soluzione di emergenza finanziaria diventa progetto di gestione politica ordinaria. Fine dell’era della dialettica tra centro-destra e centro-sinistra, uniti contro i pericolosi populismi, che di pericoloso in Italia non hanno davvero nulla.

Il M5S si rivela forza anti-politica e pro-sistema. Niente di più becero e anti-democratico.

Quella parte di militanti eletti che ci aveva creduto, provando ad esprimere una visione critica e proposte non in linea con il direttorio, viene epurata. Altri colgono al volo il pretesto per uscire di propria volontà, consolati dall’indennità parlamentare che possono trattenere interamente. E risparmiamoci pure la retorica sulla buona fede della base elettorale grillina. In politica la buona fede si chiama ingenuità, una cattiva coscienza che predispone una manipolazione da parte di chi persegue altri scopi.

E’ vero che la domanda di cambiamento intercettata dai grillini è comunque forte, anche se confusa in una non-teoria politica riassunta nel trinomio “cricca, casta e corruzione”, senza nessun ragionamento critico sui meccanismi che determinano le reali contraddizioni economiche e sociali in un determinato assetto di potere.

Sul punto, è apparso sagace e penetrante il giurista Marco Mori.


Marco Mori: Luigi Di Maio è un agente della… di byoblu

Nella seconda parte del 2013 c’erano già tutti i presupposti affinché si ponessero le basi per la costruzione di una soggettività politica autonoma, cioè non derivata dagli scarti politici del sistema dominante. Una soggettività politica anti-oligarchica, noeuro, sovranista e costituzionale.

Niente di tutto ciò è accaduto. In compenso il dibattito già avviato sul piano analitico della macroeconomia grazie al lavoro egregio di Bagnai, Borghi, Galloni ed altri comincia a produrre i suoi frutti. Seguono lavori importanti sull’incompatibilità tra Costituzione e Trattati, i primi tentativi di soggettività politica a sinistra (sinistra no-euro) ed eventi di rilievo come il Forum Internazionale No Euro. Ma tutto ciò ancora non basta per la costruzione di un’area politica compatta e si evidenzia il divario tra la qualità del dibattito teorico sul piano economico e giuridico e la stagnazione del piano politico che da quel dibattito dovrebbe attingere per trasformare le idee in azione politica.

Nonostante il M5S si riveli gradualmente ma inequivocabilmente per quello che è, continua ad esercitare una certa fascinazione in una parte delle formazioni no-euro. L’illusione è che in quella base ci siano spunti rivoluzionari inconsci pronti ad essere captati da altre forze una volta esaurita, o allentata la parabola anti-sistemica di Grillo & C. Addirittura si va oltre vagheggiando alleanze con un movimento che le esclude per principio, scambiando la loro posizione per autenticamente democratica e anti-sistemica.

Stendendo un pietoso velo sulle tante contraddizioni di questo movimento-azienda ci dovrebbero bastare i passi indietro sull’euro, già evidenti alla vigilia della Brexit con le esternazioni di Grillo e la posizione tutta casta e niente democrazia a proposito della legge elettorale.

Povero Grillo! Cosa deve fare di più per convincerci che ci sta prendendo tutti per il culo?

Gli resta la soddisfazione di comprovare con successo (per ora) tecniche di marketing e manipolazione sempre più estreme e paradossali, riuscendo ad affermare tutto e il contrario di tutto, ma confermando sempre il contrario di tutto!

Sulle contraddizioni del M5S, in particolare dell’indicato “Premier in Pectore” Luigi Di Maio, il nostro Lillo Massimiliano Musso ha espresso la più dura, argomentata e datata critica.

3. La Lega Nord

La Lega Nord ha una posizione No Euro. Così dice Salvini. È vero? Da sempre sono stato dell’idea che la Lega Nord, Salvini o non Salvini, usi la posizione no-euro non per uscire realmente dall’Eurozona, ma per negoziare posizioni migliori con la UE a vantaggio della borghesia produttiva del Nord e di quella frazione subalterna del capitalismo padano. E’ stato solo un ragionamento e un pregiudizio derivante dal fatto che la Lega Nord ha fatto parte del sistema di governo per tanti anni. Non ho mai creduto nelle conversioni tardive.

Se Lega Nord e M5s non stanno da questa parte della barricata dove ci collochiamo tutti noi, è vero che la loro posizione, per quanto ambigua e strumentale ha fatto sì che la critica dura verso l’euro trovasse una legittimazione in quanto opzione politica realistica uscendo dal ghetto dove la propaganda di regime ha tentato di collocarla, e cioè di posizione stravagante, irrealistica e irrealizzabile.

Ma oltre questo limite Lega e Grillo, non possono e non vogliono andare.
Sono fermamente convinto che stare dietro a Lega, M5S e Fassina vari nella illusione di portare acqua al mulino della sovranità nazionale, sia tempo perso e perdita di credibilità.

4. Confederazione per la Liberazione Nazionale

La CLN, per noi di Forza del Popolo (che abbiamo aderito ai 10 punti programmatici e di cui siamo parte integrante) deve sviluppare una linea politica autonoma e non subalterna e può farlo solo se i singoli soggetti aderenti si rinforzano al proprio interno. Sostengo un’accelerazione coerente con le volontà di ognuno e che non sia però avventurismo.
Presentarsi alle elezioni, o favorire dall’esterno un processo politico in tal senso implica diversi passaggi. Una organizzazione certa, un programma chiaro e comprensibile, una strategia politica.

Un appello non basta e cadrebbe nel vuoto.

Occorre riflettere su quale potrebbe essere una strategia del consenso.

La mia opinione l’ho espressa in diverse occasioni. Si deve partire dalla politica reale da avviare sui territori su temi concreti.
Se la CLN non lo può fare, allora gli altri soggetti politici che credono in questa strategia devono percorrere questa strada. Noi di Forza del Popolo siamo di questo avviso. Un appello astratto e generico non serve a nulla.

La sinistra ha fatto sempre solo appelli e ha perso sempre quando è rimasta distante dai ceti sociali che a parole intendeva rappresentare. Ripeto, se la CLN non può o non ha ancora i mezzi per sviluppare un programma, altri lo dovranno fare, noi dobbiamo tentarci.

Parole come sovranità nazionale, uscita dall’euro, patriottismo, Italia ribelle, prese in astratto e decontestualizzate non creano consenso. Occorre sviluppare una visione giustificata dell’Italia che vogliamo entrando nel concreto della domanda politica insoddisfatta. Soprattutto dobbiamo spingerci nella visione di un’Italia socialista, perché l’alternativa al capitalismo è il socialismo, come delineato dalla Costituzione italiana.

Riuscire a fornire risposte concrete per i disoccupati, per i sottoccupati, per i pensionati, per gli agricoltori, per gli studenti, per gli artigiani, significa sviluppare un programma politico, un’alternativa da coniugare al dissenso attivo sui territori.

Non basta dire usciamo dall’euro e risolviamo tutto. Prima si iniziano fare “le cose” e poi si chiede consenso e sostegno ai cittadini con un appello in corso d’opera, se no non ci credono.

Dal locale verso il nazionale, a fianco al popolo e non dal di sopra. Dal basso verso l’alto. Nel basso bisogna esserci sul serio, non a parole, ma inquadrando i vari conflitti e disagi sociali in un progetto coordinato.

Chi può fare tutto ciò? Un partito, o dei partiti.

5. Sulle elezioni nazionali prossime

Un’analisi deve essere iscritta all’interno di una teoria politica. Quante volte si è gridato al lupo pensando che la legislatura stesse per concludersi anticipatamente? Troppe volte e inutilmente!

Se si segue una teoria del potere che afferma come primaria la volontà dei veri padroni, cioè i poteri forti della UE, e come secondaria la dialettica dei servi nazionali, allora era evidente già dal 2013 che questa sarebbe stata una legislatura stabile.

Oppure si crede veramente che i contenziosi interni al PD o tra alleati di governo per gestirsi le briciole dell’economia nazionale e assicurare gli interessi alle proprie clientele siano superiori e determinanti rispetto alla volontà della cara UE?

Era sufficiente ascoltare anche solo Re Giorgio Napolitano per avere conferma che la legislatura italiana non doveva (poteva!) concludersi anticipatamente. Renzi ha provato a debordare ma non ha potuto fare altro che calmarsi ed aspettare: pena l’estinzione politica sua e della sua cerchia.

Cosa succede allora?
Non succede esattamente niente se non interviene qualche fattore esterno. Ciò che Diego Fusaro definisce “l’imponderabile”.

PD e Forza Italia governeranno insieme ai propri alleati; se il PD avrà degli alleati a “sinistra”. Se i seggi dell’area di governo saranno abbondanti forse la Lega proverà a sganciarsi, altrimenti si troverà un accomodamento di facciata. Il M5S farà quello per cui è nato: occupare un’area politica neutralizzandola; strillerà e fingerà d’opporsi. Gli altri …… ancora non ci sono, ancora non ci siamo!

I fattori esterni (l’imponderabile) che possono riaprire una dialettica congelata sono:

a) uno shock finanziario globale che prima o poi arriva ma non è dato sapere quando e a seconda della gravità potrebbe creare tensioni sociali tali da minare la base di consenso del potere dominante. In ogni caso se non ci sarà una forza politica alternativa, adeguata e credibile, la crisi sarà gestita da coloro che l’hanno creata, con ulteriore arretramento della democrazia e della giustizia sociale;

b) un fattore esterno potrebbe essere la creazione di una forza politica democratica, plurale e ben organizzata, per la sovranità nazionale e con un programma chiaro che rompa in maniera intelligente con il quadro di potere dominante gestendo la transizione da un sistema monetario all’altro con tutta la saggezza che occorre per non farsi distruggere in un nanosecondo. Ciò ormai non dipende più da fattori oggettivi ma solo dalla capacità che noi avremo insieme ad altri di intraprendere le giuste iniziative per creare la soggettività politica che manca e iniziare ad agire in concreto con una politica per la nazione.

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