Elezioni anticipate dopo l’esito referendario

Le elezioni anticipate, dopo l’esito referendario, sono la naturale conseguenza del principale dato uscito nettamente dalle urne. In primis, il Parlamento non è legittimato alla radice, frutto com’è di una legge elettorale bocciata dalla Corte Costituzionale. Soprattutto ora, vista la caratterizzazione politica data dal Governo al Referendum attraverso cui Renzi ha tentato di legittimarsi “a posteriori”, è necessario prendere atto che oggi questo Parlamento non è certamente espressione del popolo, quindi il ritorno alle urne è necessario per rispettare la Costituzione, nella parte in cui si afferma che “la sovranità appartiene al popolo”. Le scadenze elettorali non possono essere agganciate alle esigenze del moribondo Alfano o dello zombie Casini o al becero tentativo di Renzi di intestarsi “il 40% dei SI”, bensì devono seguire asetticamente gli eventi politici e caratterizzarsi in modo tecnico come conseguenze di essi. In altri termini, l’evento elettorale non può subordinarsi alla necessità di alcuni di riorganizzarsi o di trovare una propria quadra, bensì, sic et simpliciter, si vota quando il Parlamento non rappresenta più il popolo sovrano. Prima del Referendum del 4 dicembre questo Parlamento, soprattutto dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sulla legge elettorale, si è caratterizzato come cloaca di perfetti abusivi, a cui è stato concesso di proseguire nel mandato solo per il principio di continuità delle Istituzioni democratiche. Questi perfetti abusivi avrebbero dovuto soltanto riformulare una legge elettorale democratica ed invece hanno adottato provvedimenti contro il popolo e tentato di cambiare la Costituzione. Per l’uso di una violenza morale subdola, fatta di ricatti e minacce di fallimento economico dell’Italia, molti andrebbero arrestati ai sensi dell’art. 283 del codice penale. Oggi, dopo l’esito referendario schiacciante, abbiamo la certificazione che questi perfetti abusivi non rappresentino a prescindere il popolo. Quindi, si vada al voto senza tentennamenti. Difatti, tutta la crisi italiana risiede nella privazione di democrazia, che ha reso i parlamenti e i governi sganciati dal giudizio elettorale del popolo, infine cedendo gli “eletti/nominati” a entità sovranazionali più o meno palesi che hanno svuotato le attività delle Istituzioni dalla loro corrispondenza alla volontà del popolo sovrano. Oggi, i “politici” non fanno politica, non rispondono al popolo sovrano ma sono sottomessi a poteri più o meno occulti che hanno stabilito a tavolino che l’Italia debba fare la fine della Grecia, quindi svenduta nei diritti delle persone e depredata del suo immenso patrimonio. In definitiva, si vada al voto subito, perché di democrazia non è mai morto nessuno, mentre di dittature più o meno celate ne abbiamo le scatole piene!

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