IL NUOVO FASCISMO A 5 STELLE (audio)

Quando il fascismo è andato al potere lo ha fatto con un vasto consenso popolare. Il socialista Giacomo Matteotti denunciò alla Camera dei Deputati che quel consenso non fu libero perché ottenuto con la violenza ed anzi per questo fu ucciso. In diritto, la violenza è di due tipi: fisica e morale. Il progresso socio-culturale ha fatto sì che, almeno in Italia, la violenza fisica venga oggi ripudiata ed universalmente condannata. Meno si sa della violenza morale, che può anche declinarsi nella creazione scientifica di un contesto socio-culturale di assoluta intolleranza verso chi la pensa diversamente, verso chi osa criticare, verso chi non fa parte di un determinato gruppo o movimento.

Al di là del buonismo che lo permea, il movimento 5Stelle è profondamente violento e lo è già nella strategica rappresentazione dicotomica dei movimenti politici secondo il dualismo “noi – loro”, in cui al “noi” corrisponderebbe l’idea dell’eroe bello e buono, al “loro” tutto il marciume dell’affarismo politico – clientelare.

Si tratta di tecniche propagandistiche ben note, il cui messaggio, per la sua estrema semplicità, viene facilmente recepito dalle masse, e che si fondano sulla creazione strategica del nemico, di un soggetto verso cui rivolgere il proprio odio.

Il nazismo lo fece col popolo ebraico, Grillo, invece, è riuscito a far identificare il nemico con i partiti al potere e con i loro rappresentanti politici. E’ riuscito ad instillare nelle masse l’idea che quanti sono in Parlamento o a capo dei comuni o delle regioni (ad esclusione di loro) siano dei sadici che avrebbero godimento nel vedere soffrire la gente. Al di là della verosomiglianza dell’idea, è certo che se ne fa una strumentalizzazione tratteggiando l’attivitsta 5 Stelle come un soggetto antropologicamente diverso, intrinsecamente onesto, nella subliminale ideuccia che quanti hanno tatuato il marchio 5s siano immuni alla corruzione,  incorruttibile di per sè stessi.

Pur di raggiungere questo obiettivo, essi fanno uso di qualsiasi strumento ivi incluse la menzogna e la mistificazione. Il movimento, promanante da esperti conoscitori del web marketing, ha creato ad arte una costellazione di siti che diffonde per lo più video (le cose scritte non attecchiscono quanto i video in un periodo di preoccupante crescita dell’analfabetismo di ritorno e di quello funzionale) accompagnati da didascalie che veicolano il messaggio di odio, di cui il 95% o più è pressoché privo d’importanza o di qualche valenza socio-politica. Tuttavia, la quantità dei messaggi, veicolanti, grazie alle didascalie, l’odio, diventa estremamente efficace poiché dà una rappresentazione della realtà semplice ed alla portata di tutti, ingenerando la convinzione che quei messaggi siano giusti, anche perché la pensano tutti così.

Sembra una versione moderna dei “due minuti d’odio” di 1984 di Geroge Orwell. Basta consultare la voce su wikipedia per comprenderne le affinità: “il meccanismo dei due minuti d’odio rappresenta, tra le altre cose, una valvola di sfogo dell’aggressività dei cittadini ed un modo per demonizzazione un capro espiatorio su cui gettare tutte le colpe delle difficoltà della loro vita quotidiana. I “due minuti d’odio” sono funzionali al mantenere un controllo ancora più stretto e serrato sul popolo e sui membri del partito”.

Tutto questo sistema è possibile e realizzabile perché il movimento 5 Stelle è organizzato nei modi delle società commerciali, in particolare di quelle che fanno marketing piramidale. A quanti, infatti, si avvicinano al movimento viene fatto firmare un contratto o, comunque, una forma “d’impegno ad attuare campagne di sensibilizzazione sugli argomenti del programma del Movimento 5 Stelle” (v. art. 8 Statuto 5 Stelle). Ed è proprio l’anzianità e la costanza nell’attività di sensibilizzazione a determinare coloro che andranno avanti nel partito, le candidature alle elezioni, e via dicendo. Non se ne fa una questione di capacità politica, di spessore umano o culturale; si guarda solo alla capacità propagandistica. Se non altro, ora è chiaro perché alcune persone sono così impegnate sui social network a diffondere messaggi pro 5 Stelle; si stanno accreditando al fine di ottenere un qualche posticino nelle prossime elezioni locali o di altro genere.

Io non sono nessuno per giudicare. Tuttavia, mi sento già un partigiano, convinto che questo sistema ingegnoso sia gravemente malato, non faccia bene alla politica (che è pur sempre una cosa meravigliosa in quanto scontro-confronto di idee) e vada fermato perché farà andare il popolo indietro, instradandolo sulla via dell’odio e del rancore, mentre il mio maestro mi ha insegnato che si debbono addirittura “amare i nostri nemici, pregare per coloro che ci perseguitano, fare del bene a quelli che ci odiano”, e credo che solo attraverso questi principi l’Italia potrà uscire dal buio in cui è sprofondata. Io non credo, in tutta onestà, che i politici siano dei sadici; credo che non siano in grado di far migliorare le cose poichè utilizzano categorie vecchie – ma di questo ne parlerò a breve in un nuovo articolo -. Sono convinto che i 5 Stelle saranno incapaci quanto e come loro e non riusciranno affatto a far migliorare le cose. Per fortuna, e di questo ne sono contento, abbiamo i primi banchi di prova a Roma, Torino e altre città minori.

Solo per curiosità trascrivo, infine, i principi fondamentali della propaganda nazista, come elaborati da Joseph Paul Goebbels, Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945. Stupiscono le evidenti affinità.
“1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.
2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.
3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.
4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.
5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.
6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.
7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.
8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.
9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.
10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.
11. Principio dell’unanimità.
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità”.

 

P.S. A questo punto, lanciato il dado della critica serrata al M5S ci attendiamo la smentita di ogni nostra accusa con i comportamenti concreti. Difatti, a fronte di una mano tesa dal nostro pulviscolare movimento abbiamo raccolto centinaia e centinaia di insulti, tutti convergenti su quanto qua sopra esposto. L’idea che domina alla base degli attivisti più accaniti del M5S è quella che la democrazia non è un elemento necessario, ma che debba governare un’entità ontologicamente superiore, contraddistinta da un marchio commerciale, quello del M5S, che conferisce patenti di credibilità politica e di onestà. Da qui la presenza di altre voci viene vissuta come ostacolo alla creazione di un partito unico totalitario, investito della mission di governare tutto e tutti sotto quel marchio. Sembrerebbe persino esagerato, ma i fatti sono questi. Restiamo in attesa di misurarci con i portavoce cinquestelle, avendo raccolto la certezza che i militanti di base sono pressoché orientati ad una nuova forma di fascismo. Gli elettori cinquestelle, invece, ancora non hanno percepito il pericolo appena rappresentato, ma presto o tardi apriranno gli occhi, come è stato per Berlusconi e per Renzi, avverrà anche per il M5S. Noi di Forza del Popolo siamo e saremo il contraltare del M5S. Se il M5S vuole governare democraticamente deve abdicare i suoi metodi parafascisti ed antidemocratici. Altrimenti andrà al governo imponendosi come nuova dittatura e noi saremo lì a sbarrargli la strada. Dipende dal M5S, non da noi. Se loro tradiscono il popolo, noi saremo lì a difendere il popolo. (Forza del Popolo – Lillo Massimiliano Musso)

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