Il Referendum sulle trivelle, Renzi, Crocetta e il tradimento dell’ANCI Sicilia

L’istituto del Referendum è stato pensato nei primi anni ’70 del secolo passato quando c’erano DC e PCI che volevano controllare tutto all’insegna del consociativismo. Da qui il quorum al 50% più uno. E oggi? Forse le regole andrebbero riscritte. Quanto al risultato in Sicilia, non è da sottovalutare, considerato che si sono impegnati solo i grillini, i movimenti No Triv e qualche dirigente del PD. Chi ha tradito il Referendum e i Siciliani è stata l’ANCI Sicilia

di Giulio Ambrosetti

Nei primi anni ’70 del secolo passato quando si introdusse in Italia l’istituto del Referendum (chiesto a gran voce dai Radicali di Pannella), DC e PCI trovarono il modo di ‘addomesticare’ lo stesso istituto del Referendum, bloccandone gli effetti solo se uno di questi due partiti non fosse stato d’accordo con l’argomento sul quale i cittadini italiani sarebbero stati chiamati a pronunciarsi. E’ per questo che, nella legge, si stabilì che il Referendum sarebbe stato valido solo se avesse raggiunto il quorum del 50% più uno dei votanti. Perché se uno di questi due partiti si fosse chiamato fuori – considerato che in Italia il 30-35% degli elettori non votava quasi mai – il Referendum sarebbe quasi sempre fallito.

Insomma, DC e PCI stabilirono, di fatto, che il Referendum sarebbe passato solo con il loro “sì” consociativo (per la cronaca, il consocitivismo tra DC e PCI verrà immortalato con il ‘Compromesso storico’ a metà anni ‘70, ma era già operante agli albori della Repubblica italiana).

La situazione sfuggì di mano alla DC qualche anno dopo, quando i democristiani cercarono di far abolire la legge Baslini-Fortuna sul divorzio. Solo che il divorzio era un tema sociale molto sentito e la maggioranza degl’italiani – in barba all’allora segretario nazionale della DC, Amintore Fanfani, che lanciò la crociata contro il divorzio – si pronunciò in favore della legge sul divorzio.

L’impostazione del Referendum è rimasta tale nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Di fatto, siamo davanti a una particolare forma di ‘tirannide della maggioranza’: se – come avvenuto nei giorni scorsi con il Referendum sulle trivelle (che, a dir la verità, non è un argomento semplice da illustrare) – la maggioranza decide di non andare al voto, il Referendum viene invalidato. E forse non hanno torto coloro i quali, oggi, vorrebbero cambiare la legge, rendendo valido il referendum a prescindere dalla soglia o, quanto meno, riducendo la soglia (per esempio, dichiarando valido il referendum con una percentuale di votanti più bassa del 50 per cento).

Va notato inoltre che l’istituto del Referendum, così com’è ancora oggi congegnato, dà un indubbio vantaggio al Governo: perché è il Governo che decide se accorpare o meno una consultazione referendaria ad altre elezioni.

Così, se al Governo le ragioni politiche del referendum vanno a genio, decide di accorparlo ad una consultazione elettorale: e il quorum ha buone probabilità di essere raggiunto. Se le ragioni della consultazione referendaria non gli piacciono, stabilisce che il Referendum non va accorpato: è il caso del Governo Renzi, che si è rifiutato di accorpare il Referendum sulle trivelle con le elezioni amministrative previste per il prossimo mese di Giugno.

Purtroppo – e il purtroppo vale per la Democrazia del nostro Paese sempre più sbrindellato – Renzi ha fatto di più: ha invitato gli elettori italiani a disertare le urne: cosa che ha fatto anche l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La dimostrazione, in entrambi i casi, della pochezza che contraddistingue la vecchia politica italiana che ancora oggi – purtroppo! – governa il nostro Paese. Perché in Democrazia una delle cose che non si deve mai fare è invitare il popolo a non votare: proprio perché le Democrazie vivono e sono tali e vitali se c’è partecipazione popolare, mentre cominciano a morire quando la gente non ci crede più.

Ma, evidentemente, questo tema non sta a cuore né a Renzi, né a Napolitano, né a chi è andato dietro a questi due personaggi.

Il Movimento 5 Stelle ha denunciato Renzi perché, a dire dei protagonisti di questo Movimento, chi occupa ruoli importanti nelle istituzioni democratiche non può invitare gli elettori a non votare. Non entriamo in questa polemica: aggiungiamo soltanto che un capo del Governo e un ex presidente della Repubblica non dovrebbero mai e poi mai invitare il popolo al non voto: e se non si rendono conto di un principio democratico elementare, beh, significa che stanno solo descrivendo se stessi per quello che sono…

Con una sfacciataggine che è pari solo alla sua arroganza, Renzi ha anche aggiunto che il nostro Paese avrebbe sprecato 300 milioni di Euro: tanto è costato il Referendum del 17 Aprile. Per la seconda volta il capo del Governo del nostro Paese ha dimostrato la propria pochezza, sia perché ha denigrato l’istituto referendario facendone una questione di costi, sia perché i 300 milioni di Euro sarebbero stati risparmiati se solo il Referendum sulle trivelle fosse stato accorpato alle elezioni amministrative di Giugno: cosa che, come già accennato, proprio il Governo Renzi si è rifiutato di fare.

Insomma, se costo in più c’è stato, ebbene, questo va addebitato proprio a Renzi.

Diverso, e per certi versi tragicomico, l’atteggiamento del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Che non solo si vanta di non essere andato a votare in occasione del Referendum del 17 Aprile, ma dice anche che la maggioranza dei siciliani non sarebbe andata a votare perché sarebbe d’accordo con Renzi.

Crocetta, come gli capita spesso, parla per slogan. Considerato che si tratta di Crocetta, non è nemmeno il caso di ricordargli che gli uomini delle istituzioni, in una Democrazia, non debbono mai invitare gli elettori a disertare le urne. Non ne vale la pena ricordare queste cose a lui. Sarebbe una perdita di tempo. Non è il caso, insomma, di considerarlo un uomo delle istituzioni, perché ha già ampiamente dimostrato di essere inadeguato, ma così inadeguato al ruolo che il fato gli ha assegnato che non vale proprio la pena di assimilarlo a un presidente della Regione. Consideriamolo per quello che è: politicamente nullo.

Del resto, il primo ad avere scarsa considerazione di sé medesimo quale presidente della Regione è lo stesso Crocetta, che non ha avuto e continua a non avere nemmeno la dignità politica per ribellarsi a Renzi che gli ha imposto un commissario. Parliamo dell’assessore all’Economia, il toscano Alessandro Baccei, che di fatto esercita buona parte dei poteri che dovrebbero essere esercitati da Crocetta. Siamo testimoni di una conferenza stampa su questioni legate al Bilancio della Regione tenuta da Baccei in assenza del presidente della Regione: e questa già la dice lunga non soltanto su Crocetta, ma su un’intera coalizione – il centrosinistra siciliano – che prende ordini da Renzi e da Baccei. Insomma: PD siciliano uguale negazione dell’Autonomia. Politicamente zero. Il nulla.

Volendo, poi, scendere nel merito della questione, bisogna ricordare che i Siciliani, per tradizione, si appassionano alle elezioni comunali, alle elezioni politiche nazionali e, prima che arrivasse Crocetta, anche alle elezioni regionali. Già alle elezioni europee la percentuale di votanti sui cosiddetti aventi diritto al voto scende. Spingerli a votare per un Referendum, poi, è ancora più difficile.

In questo scenario il milione e 100 mila persone (e forse più) che si sono recate a votare per il Referendum sulle trivelle non sono poche. Anche perché ad impegnarsi per questa consultazione referendaria sono veramente stati in pochi. A parte i grillini, i movimenti No Triv e qualche dirigente del PD in dissenso con Renzi non si è visto altro.

In questa sede ci preme ricordare l’atteggiamento falso dell’ANCI Sicilia, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Tale Associazione a parole si è schierata in favore del Referendum, nei fatti, a parte qualche dichiarazione, non ha fatto nulla. Chi scrive vive a Palermo. Ebbene, non ricordiamo nemmeno una manifestazione pubblica promossa dal Comune di Palermo in favore del Referendum. Nulla di nulla.

Ricordiamo che – anche se eletto solo da una frazione degli aventi diritto al voto (sindaci e consiglieri comunali) – il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è il presidente di ANCI Sicilia. E infatti da quando c’è lui l’ANCI Sicilia nono conta quasi nulla.

Proprio Orlando, in occasione di questa consultazione referendaria, ha dimostrato di essere quello che è sempre stato: un politico che sa pensare solo a se stesso, al proprio interesse personale, pronto a giocare su tre quattro tavoli: ora con il PD romano (con i dirigenti del PD palermitano, che lo conoscono, non lega), ora con Sinistra Italiana (dovrebbe essere l’alternativa al PD: ma a Palermo, proprio perché composta da orlandiani, fa solo sorridere ironicamente…), ora con chi capita.

L’ANCI Sicilia gestita da Orlando ha dimostrato di essere un’Associazione a perdere, senza spina dorsale, senza forza, senza progetti credibili, senza alcuna credibilità politica, rappresentata da personaggi legati alla vecchia politica-politicante e, in particolare, ai renziani, cioè al peggio del peggio del PD: non è un caso che, proprio Orlando, per inaugurare, a Palermo, un Tram ridicolo, costato una barca di soldi (oltre 320 milioni di Euro per 15 chilometri di strada ferrata in città, senza gallerie, per una spesa di oltre 20 milioni di Euro a chilometro: cifra incredibile: una storia sulla quale si spera faccia luce la Corte dei Conti), abbia chiamato accanto a sé il Ministro Graziano Delrio, il braccio destro di Renzi.

Volete che un personaggio che va a braccetto con Delrio si impegni per il referendum osteggiato da Renzi? Cerchiamo di essere seri!

Ma se Orlando è quello che è, tanti altri sindaci siciliani hanno dimostrato di essere uguali, se non peggiori, del sindaco di Palermo. Del resto, chi sono i sindaci siciliani l’abbiamo visto il 30 Marzo alla manifestazione contro le trivelle promossa dai No Triv. Ebbene, a tale manifestazione non si è presentato nessuno degli oltre 390 sindaci della Sicilia. Nessun sindaco! E sapete come si sono giustificati questi signori? Dicendo che la manifestazione del 30 Marzo era diventata una manifestazione contro il Governo Crocetta. Dimenticando che Crocetta è stato l’unico presidente della Regione tra le Regioni interessate alle trivelle a non proporre ricorso presso la Corte Costituzionale contro il decreto ‘Sbocca affari’, pardon, ‘Sblocca-Italia’ del Governo Renzi.

I sindaci siciliani non sapevano nemmeno questo? Poveretti, ‘sti sindaci dei Comuni siciliani: mai niente sanno. Una cosa, però, è bene che, invece, i Siciliani la sappiano: e cioè che questi sindaci, in un passaggio importante della vita democratica che tocca il futuro della Sicilia e del suo mare, di fatto, si sono schierati con chi non ha interesse a tutelare né la Sicilia, né il suo mare.

Questi sono i fatti, il resto sono chiacchiere.

 

 

 

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