L’Ars approva la mozione contro gli scippi finanziari del Governo Renzi

L’atto parlamentare ha un’importanza più politica che pratica. Ma è importante anche per questo: perché sancisce il fatto che, nel 2014, il Governo Renzi ha depredato circa 5 miliardi di Euro alla Regione siciliana. Il gruppo parlamentare del PD ha votato contro per non inimicarsi Renzi. Ma, sottobanco – con il gioco delle assenze – anche il Partito Democratico ha contribuito, anche se in modo ambiguo, a far approvare la mozione

di Giulio Ambrosetti

Alla fine la mozione contro gli scippi del Governo Renzi è stata approvata. Tutto sommato, il Parlamento siciliano ha avuto un sussulto di dignità e ha detto sì, a maggioranza, a un atto parlamentare che ha più valenza politica che pratica. Ma appunto per questo è importante: perché dimostra che nel Giugno del 2014 il Governo nazionale ha scippato alla Regione siciliana circa 5 miliardi di Euro. E l’ha fatto con la connivenza dell’attuale presidente della Regione, Rosario Crocetta, che, per l’appunto, nel Giugno del 2014, ha firmato il ‘Patto scellerato’ con Renzi (se ne volete sapere di più potete leggere qui l’articolo che abbiamo pubblicato ieri mattina).

Al momento del voto erano presenti in Aula 69 deputati su 90 (per un argomento così importante 21 assenze non sono poche: e, come ora diremo, alcune di queste assenze vanno ‘lette’ in modo politico).

In favore della mozione che dovrebbe impegnare il Governo Crocetta a ridiscutere con il Governo Renzi il ‘Patto scellerato’ hanno votato in 37. Contro la mozione hanno votato in 31.

Hanno votato NO alla mozione – e quindi al tentativo di farsi restituire i circa 5 miliardi di Euro da ‘predoni’ del Governo Renzi – i parlamentari del PD. Non tutti i parlamentati del PD erano presenti: con molta probabilità, gli assenti del PD hanno agevolato l’approvazione della mozione.

Che dire? Che ufficialmente, il gruppo parlamentare del PD, per non scontentare il ‘despota’ fiorentino – al secolo Matteo Renzi – ha votato contro la mozione per dimostrare ‘fedeltà’ al Governo nazionale. Di fatto, anche i deputati del Partito Democratico di Sala d’Ercole hanno capito che il ‘Patto scellerato’ del 2014 è vergognoso e, quindi, in modo surrettizio, hanno contribuito a far approvare la mozione con il gioco delle presenze e delle assenze.

Se proprio la dobbiamo dire tutta, abbiamo la sensazione che il Parlamento siciliano, nel suo complesso, abbia ‘costruito’ questo SI’ alla mozione. Perché tentare di ridiscutere questo ‘Patto’ folle è una necessità per una Regione siciliana che, già da quest’anno, è in sostanziale default. Su questo punto torneremo nei prossimi giorni, per raccontare ai nostri lettori i danni che il Governo Renzi ha fatto alla Regione e a 5 milioni di Siciliani.

Hanno votato NO anche i parlamentari dell’UDC. Hanno votato SI’ il Partito dei Siciliani (del resto, il primo firmatario della mozione è il parlamentare di questo schieramento politico, Toti Lombardo), il Movimento 5 Stelle, Grande Sud, alcuni deputati del Pdr, una piccola parte del Nuovo Centrodestra Democratico e Forza Italia.

Che cosa succederà, adesso? Il parlamentare Toti Lombardo in un comunicato dice:

“Oggi è una giornata storica per il Parlamento siciliano e per il popolo che rappresenta: con il voto che ha approvato la mozione presentata dal MpA, il Governo Crocetta e la sua maggioranza trasformista a guida PD escono sconfitti e dovranno ora tornare a Roma per cancellare il punto 6 dell’accordo del 5 giugno 2014 sottoscritto dal Presidente, un accordo che aveva calpestato 60 anni di autonomia”.

Noi ci auguriamo che il presidente della Regione, Rosario Crocetta, riesca a cancellare il punto 6 del ‘Patto scellerato’, obbligando lo Stato – cioè il Governo Renzi – a restituire alla Regione siciliana circa 5 miliardi di Euro sanciti da alcuni pronunciamenti della Corte Costituzionale.

“Oggi – prosegue il parlamentare Lombardo – il Parlamento siciliano ne ha giustamente fatto una questione di dignità ed orgoglio, su una vicenda che vale 5 miliardi di Euro ed apre una stagione fondata sullo smantellamento dell’impalcatura finanziaria di ruberie e saccheggi impostata negli ultimi anni dal
Governo regionale, con atteggiamento prono ai voleri del Governo centrale. Oggi si avvia una stagione nuova proiettata ad una maggiore autonomia e capacità di autodeterminazione del popolo siciliano”.

A nostro avviso questa è una dichiarazione troppo ottimistica. Rimandando – come già accennato – ad altro articolo la trattazione della questione finanziaria della Regione, ricordiamo che quest’anno, a causa degli scippi finanziari operati dal Governo Renzi, Sala d’Ercole, nel Febbraio scorso, ha avviato la discussione sulla legge di stabilità 2016 (oggi Bilancio e Finanziaria vengono racchiusi nella legge di stabilità) con un ‘buco’ di quasi 3 miliardi di Euro.

Questo ‘buco’ è stato provocato dagli scippi del Governo Renzi. Scippi, per la cronaca, che si sommano ai 5 miliardi di Euro (dei quali si è discusso nella mozione) strappati dal Governo Renzi alla Regione.

Di questo ‘buco’ di circa 3 miliardi nei conti della Regione provocato dallo Stato, Roma ha restituito solo 900 milioni di Euro, impegnandosi a a versare altri 550 milioni di Euro dopo che l’Ars avrebbe approvato la manovra 2016.

La manovra 2016 è stata approvata dal Parlamento siciliano. Ma i 550 milioni di Euro che il Governo Renzi si era impegnato ad erogare alla Regione non sono mai arrivati. Ciò significa che la Regione siciliana, in questo momento, presenta un ‘buco’ di 2 miliardi di Euro.

Di questo ‘buco’, bene o male (più nel male che ne bene), un miliardo e mezzo è già stato tagliato: e infatti intere categorie sociali della Sicilia, oggi, sono senza soldi, anche se nessuno lo dice.

Tanti Comuni dell’Isola – tanto per citare un esempio – non potranno pagare i precari che lavorano negli uffici comunali. E alcuni Comuni, a Luglio, non potranno pagare nemmeno il personale.

Per non parlare delle Province, trasformate nominalmente i pomposi Consorzi di Comuni. Vi diamo solo un dato: per quest’anno il fondo stanziato per le ex Province non supera i 20 milioni di Euro. Il tutto sapendo benissimo che, solo per pagare gli stipendi ai circa 6 mila e 500 dipendenti delle ex Province siciliane, occorrono 200 milioni di Euro!

Di fatto – questo è il dato contabile ufficiale – il Governo Renzi ha scippato alle ex Province siciliane il 90% e forse più delle entrate delle stesse ex Province. Cosa pensate che succederà nei prossimi mesi?

 

 

 

 

 

 

 

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