Mafie e Massoneria: intreccio mortale

Se ne parla da molto tempo, ma l’impennata delle indagini, quanto meno sul piano della conoscenza pubblica, si registra nel 2014. Per Roberto Scarpinato, Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Palermo, gli attentati ai giudici palermitani progettati dalla mafia rispondono ad interessi superiori, non ascrivibili al contesto essenzialmente malavitoso di Cosa Nostra. Ad identiche conclusioni giunge Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, per il quale “C’è un rapporto tra massoneria deviata e ‘ndrangheta ancora oggi, anzi forse è ancora più stringente, in termini numerici, di prima”. Dichiarazioni rese innanzi alla Commissione Nazionale Antimafia, che ha sequestrato con la Guardia di Finanza gli elenchi dei massoni iscritti alle logge, in particolare tra Sicilia e Calabria, dal 1990 ad oggi.

Come riferisce il Giornale di Sicilia del 08.03.2017, «Sono stato informato di progetti di attentati, nel tempo, nei confronti di magistrati di Palermo orditi da Matteo Messina Denaro per interessi che, da vari elementi, sembrano non essere circoscritti alla mafia ma riconducibili a entità di carattere superiore», ha detto Scarpinato nella breve parte dell’audizione ammessa al pubblico (il resto è stato secretato). Il pg ha parlato anche dell’attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori Tuzzolino e Galatolo e delle pesanti minacce di morte per la procuratrice Teresa Principato e per il procuratore Marcello Viola, la prima da tempo impegnata a coordinare le indagini per la cattura dell’ultimo superlatitante di Cosa Nostra Messina Denaro, mentre il secondo si è occupato di una difficile inchiesta su mafia e massoneria. «Abbiamo ricostruito i legami tra Cosa nostra e logge massoniche da Stefano Bontade, a Provenzano fino a Messina Denaro», ha spiegato al termine la capogruppo M5S in Antimafia Giulia Sarti, mentre la parte di questi legami sul versante calabrese li aveva forniti all’Antimafia la Dda di Reggio Calabria. Il ragionamento al centro dell’intervento del magistrato è stato conoscere il passato per comprendere il presente, «che è figlio del passato, le sue chiavi di lettura stanno nel passato».

Roberto Scarpinato ha avanzato suggerimenti legislativi, in particolare per l’innalzamento delle pene per i reati previsti dalla legge Anselmi e il potenziamento dell’impianto stesso della legge.

Tale linea di indagine non è recentissima, ma giunge al suo completamento, anche attraverso l’azione della Commissione Parlamentare Antimafia, dopo anni di segnalazione del fenomeno.

Nicola Gratteri, davanti alla Commissione Antimafia, ha affermato che, con la nascita dell’organizzazione segreta “Santa”, dal 1970 “c’erano anche magistrati che partecipavano alle riunioni” delle logge massoniche con gli ‘ndranghetisti, “per questo la ‘ndrangheta ha sempre cercato punti di contatto e ucciso solo quando necessario”.

Rispondi