No al partito unico totalitario. Si ad un’ampia coalizione popolare

di Lillo Massimiliano Musso

Esistiamo da molti anni, ma ci siamo dati un’organizzazione unitaria da pochi mesi. Da pochi giorni, invece, ci siamo lanciati nel calderone politico italiano. Un pentolone zeppo di pantaloni, pronti ad abbassarsi all’insulto gratuito e al fuoco sulla croce rossa. Come prima fondamentale premessa ho voluto indicare, come segretario di Forza del Popolo, il rapporto che ci legherà nel prossimo futuro al M5S.

Ho affermato anzitutto l’ovvio, ovvero che Forza del Popolo è una formazione politica alternativa al Movimento 5 Stelle. E son piovuti strali.

Ho tentato di spiegare che tra Forza del Popolo e Movimento 5 Stelle ci sarà un rapporto di aperto scontro tematico, di viva dialettica programmatica, perché le ricette dei 5 stelle non ci bastano, sanno di minestra scondita e, spesso, di fumo senza arrosto. Sembra, insomma, che ove il M5S governi, e governi bene secondo il suo direttorio, non si inneschi a prescindere alcun circuito rivoluzionante, non si accenda alcuna miccia trasformatrice della realtà governata. In altri termini, i grillini governeranno pur bene, ma sempre saldi ai vecchi canoni di potere. Rivoluzionante è la Napoli di Luigi De Magistris, quella Napoli dell’Acqua Pubblica e del reddito di cittadinanza, rispetto alle molte città a guida 5 Stelle, ove sì spesso vi sono Amministrazioni rigorose, oneste, competenti e impegnate, ma dove non si avverte un vero e proprio senso di cambiamento. Si fa strada, quindi, il M5S ma dove arriva al governo negli Enti locali o si espelle il neoeletto sindaco (Gela, ad esempio) o lo si marginalizza fino alla demonizzazione (vedi Parma) o non si avverte alcunché di rivoluzionante in quel contesto (il lettore pensi a città a guida 5 Stelle, anche le più piccole, ove l’azione politica mai si connota come destabilizzante dei vecchi organigrammi feudali del potere locale). Di siffatte critiche il Movimento 5 Stelle deve tenere conto, non per deprimersi, ma per correggersi ed esprimere meglio la sua vocazione rivoluzionaria contro il parassitismo, la corruzione, il privilegio, che tanto tirano per la gola anche esponenti di primo piano del Movimento 5 Stelle. Quindi scrivevo che Forza del Popolo nel riconoscere la leadership del M5S non ne sarà il ruffiano, anzi.

Perché nel momento stesso in cui Forza del Popolo riconosce la leadership nazionale al Movimento 5 Stelle e nello stesso attimo afferma che il M5S è già ora chiamato a governare il Paese, nello stesso istante, contestualmente, vi è l’esigenza avvertita da più parti come un prurito, anche nei gangli pentastellati, che tutto ciò non può e non deve portare alla subordinazione, alla posizione pecorina, soprattutto per quanti come me sono ribelli per vocazione e incessantemente continueranno ad insistere per una piena e vera rivoluzione della funzione pubblica.

Dopo poche ore dall’esordio in rete di Forza del Popolo, alcuni grillini, più che altro cicalini senz’arte, hanno accusato Forza del Popolo di essere addirittura una costola del PD, staccata per boicottare l’ascesa del M5S al governo nazionale. Una critica tanto assurda, quanto ribadita da più voci, non sarei riuscito ad immaginarla nemmeno da ubriaco.

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Sarebbe bastato documentarsi minimamente in rete per conoscerci prima di sparare sentenze di inidoneità politica e di rilasciare patenti di infiltrati piddini nell’elettorato pentastellato (guarda il video).

Ne abbiamo subite di ingiurie di tutti i colori.

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Ma la più profonda è stata un “sucaaaaaaaa” con molte”a”, ad evidenziare che non sempre la base ha lo stile di chi la rappresenta.

suca

Non riesco ad immaginare Di Battista che mi invita a succhiargli l’uccello o Di Maio che spara a zero sugli sconosciuti etichettandoli come corrotti e parassitari. Addirittura, c’è chi ci ha chiesto di mollare i finanziamenti (quali?), come se stessero scrivendo a Forza Italia.

La base rappresenta più di tutto il movimento, perché è il movimento medesimo, mentre i big ne sono i portavoce. Le offesucce rivolteci senza ragione ci provengono essenzialmente da qualche fanatico del movimento di Grillo, i cui vertici dovrebbero scusarsi con noi quattro gatti di Forza del Popolo per una ragione: non perché ci sentiamo offesi, per carità, ma come lezione a quei militanti del M5S, la minor parte spero, che troppo spesso scadono in insulti, come se la politica fosse una partita di pallone vista da ubriaconi rissosi e senza alcun senso di sportività. Quanto più nella valutazione che Forza del Popolo è un laboratorio, mica un partito, che anzi dovrebbe essere incentivato dai 5 stelle, in applicazione pratica e concreta di quei bei principi tanto decantati sulla partecipazione democratica attiva.

La sete del potere fine a se stesso è un’ansia che si annida in ogni essere umano, foss’anche un paperino preso dal nulla e posto al comando di una nazione, e non riconoscere il diritto di esistenza politica persino ad alleati naturali è sintomo univoco di tendenziale autoritarismo totalitaristico.

In questo momento c’è bisogno di un contraltare al M5S, nel senso che se davvero i big nazionali del Movimento vogliono servire e non servirsi, come io credo, devono essere pronti a subire critiche oneste e cazziatoni sensati.

Forza del Popolo ha subito in poche ore molti cri cri insultanti, ma nessuna offesa è giunta a destinazione perché chi ha scritto che noi di Forza del Popolo siamo “i soliti papponi”, lo ha fatto senza conoscerci e sulla scia di un entusiasmo sfociato in fanatismo.

Il M5S ora ha i numeri e la forza di governare l’Italia, mentre Forza del Popolo ha il compito di mandare a fanculo Grillo, Di Battista e Di Maio, nel senso di stare lì, a richiamare l’esercito delle cavallette al servizio del Popolo, rifuggendo da quel Potere corruttore che risucchia nel nulla le migliori intenzioni.

Non a caso scrivo ciò, ma sulla scorta delle moltissime defezioni che hanno caratterizzato il Movimento 5 Stelle in questi anni. Chi avrebbe detto che tanti parlamentari eletti con il M5S avrebbero intrapreso percorsi politici differenti? Chi avrebbe immaginato che su città importanti come Parma e Gela non continuasse a sventolare il vessillo con le cinque stelle? Come possiamo, allora, convincerci che i nuovi eletti saranno a prescindere – presumibilmente – migliori di chi prima è stato grillino e ora non lo è più?

Noi, minuscola formazione politica pulviscolare, siamo qui e rappresentiamo l’anelito alla rivoluzione italiana, al rovesciamento del tavolo. Siamo non violenti, ma siamo davvero per le indagini patrimoniali sui corrotti, per i tribunali popolari, per la sovranità monetaria e tante altre cose. Certo ci si potrà dire, come è stato detto da Fassino, che se Lillo è bravo fondi un partito e vediamo quanti voti prenderà. Ma è un film già visto e quindi non si può dire a chi non ha visto il finale.

La nostra presenza socialista e cristiana sarà la prova che il M5S non considera il pluralismo come un ostacolo al suo potere, bensì come come risorsa per un migliore servizio al popolo. Altrimenti, saremo la voce della nuova Resistenza contro l’idea di un partito unico totalitario, che pretende di esaurire in sé l’esigenza democratica, di assorbire nei suoi organigrammi le funzioni statali e di completare il capolavoro di trasformazione dell’Italia da Repubblica democratica a regime plutocratico fondato sull’adorazione del marchio pentastellato. Comunque noi ci saremo. Da alleati o da resistenti. Noi siamo Forza del Popolo e stiamo dalla parte del popolo. Il M5S dimostri di essere ancora dalla parte del Popolo e si apra al confronto con noi, con Luigi De Magistris, con Diego Fusaro, con Michele Emiliano e con tantissime altre realtà che di certo non staranno a guardare, come se la partecipazione democratica alla vita politica dovesse essere filtrata da un blog piuttosto che da un direttorio.

L’unità di intenti, infatti, non equivale né all’assorbimento né all’annichilimento di chi perseguire un’azione politica autonoma, onesta e per il bene comune. Ognuno con la sua storia, ognuno con la sua sensibilità, ognuno con la sua prospettiva, senza cenni di autosufficienza. Quindi, si, convintamente si!, alla leadership 5stelle, ma no – assolutamente no! – al partito unico pentastellato. Se dobbiamo essere alleati o resistenti, a questo punto, non saremo più noi a deciderlo.

 

DAL MANIFESTO DEL SOCIALISMO CRISTIANO ITALIANO

DI FORZA DEL POPOLO

04 – AVANGUARDIA DELL’ANTIPOLITICA: RIVOLUZIONE

Forza del Popolo intende rappresentare la forma più autentica e più alta dell’antipolitica, intesa non già come negazione delle regole che sovrintendono ai meccanismi democratici e di raccolta del consenso, ma, più semplicemente, come movimento di opposizione al potere, affiché esso divenga servizio.

Si distanzia dagli attuali movimenti antipolitici perché ancora fondati sul mito e sulla menzogna. L’assurdità di alcune tesi consiste soprattutto nell’ostinata e petulante invocazione della loro onestà ontologica, della loro diversità, quasi si trattasse di un dato antropologico o scientifico, senza alcuna indicazione programmatica e di contenuto su come raggiungere l’onestà nelle Istituzioni.

Spesso ci si limita a dire “noi siamo diversi, noi siamo onesti” senza spiegare in che modo si intenda porre sotto stretto controllo il “potere”, anche il loro. Un simile modo di ragionare è puro razzismo, è demagogia manicheistica, è la notte della ragione Si chiede sempre più spesso un atto di fede in una fede altrui, un sostegno ad infallibili qualità morali, senza prurito di spiegare quali garanzie e contromisure abbiano ideato affinché anche loro, o quelli dopo di loro, non caschino nella mala amministrazione, nell’arroganza del potere, nell’arbitrio e nel privilegio, nella forza corruttiva del potere, nella tirannia.

Per Forza del Popolo “nessuna dittatura è migliore d’un’altra, sono tutte da abbattere”. Alcuni movimenti dell’antipolitica conquistano elettori con slogan e campanilismi, tuttavia occorre mettere nell’azione politica cultura politica e universalità, se davvero si vogliono costruire solide basi della comunità. L’austriaco Karl Popper, liberale, rilevava “La domanda giusta non è “Chi deve comandare”, ma “come controllare chi comanda?” essendo i problemi politici “problemi di struttura legale e non di persone” e le istituzioni migliori sono quelle che consentono ai governati di meglio controllare l’operato dei governanti”.

Recenti movimenti di antipolitica hanno frustrato l’anelito alla rivoluzione.
“S’è creduto l’ape della rivoluzione, e invece non era che la cicala. Possa alla fine, dopo aver avvelenato i cittadini con le sue formule assurde, portare alla causa del proletariato, caduta un giorno per sbaglio nelle sue deboli mani, l’obolo della sua astensione e del suo silenzio” Pierre-Joseph Proudhon – Idea generale della Rivoluzione nel XIX secolo.

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