Potere disciplinare come metodo di controllo della libertà di pensiero

di Lillo Massimiliano Musso

Fa discutere l’iniziativa dell’Ordine dei Medici di Torino di aprire un procedimento disciplinare a carico del medico-chirurgo Silvana De Mari, incolpata di avere detto “cose strane” che possono creare “problemi alla salute pubblica e mettere in cattiva luce la professione medica”. Per noi di Forza del Popolo, nel caso specifico l’Ordine professionale sta assumendo la forma del censore che non gli compete, in nome del pensiero unico totalitario che vuole spenta sul nascere ogni discussione vera sui temi della bioetica. 

La De Mari è accusata di avere detto “cose strane” ai microfoni de La Zanzara di Giuseppe Cruciani su Radio24, sul tema dell’omosessualità, in particolare con riferimento alla “penetrazione anale”. Le “cose strane” sarebbero che l’omosessualità “è una condizione drammatica per la condizione anorettale. Il sesso anale causa danni all’organismo”. In pratica, per il medico De Mari, la penetrazione anale, lungi dal provocare godimento in chi riceve il trattamento, provoca seri danni all’organismo, con un danneggiamento irreversibile, se non con pratiche chirurgiche, del tratto anorettale. Non ci è dato comprendere cosa ci sia di strano in questa realtà evidente, ovvero che il pertugio che adoperiamo per defecare sia unidirezionale, che quindi non sia deputato a ricevere un andirivieni di suppostone carnoso. Durante l’intervista, la De Mari ha citato la somma espressione “ti faccio un culo così”, proprio per significare quanto la penetrazione anale sia un gesto di violenza e di sottomissione, peraltro caratteristico delle iniziazioni esoteriche dei piani alti. Circostanza, tale ultima, da decenni di dominio pubblico.

Silvana De Mari è uno stimato  medico chirurgo, specializzato in endoscopia e psicologia cognitiva. Quindi, sul tema ha specifica competenza quando spiega che nell’ano non c’è nemmeno l’organo dell’orgasmo e che la penetrazione del “culo” porti all’incontinenza anale e all’ascesso. Potremmo anche discutere sul fatto che l’ano abbia smesso di fare parte del tubo digerente, per trasformarsi in organo di piacere, come del pari potremmo sostenere che gli asini volanti passano alla stessa ora ogni giorno davanti alla scuola delle alci. Aldilà del delirio di teorie farneticanti, i fatti restano fatti. Ed è un fatto che l’ano faccia parte del tubo digerente, destinato al passaggio delle feci dall’interno all’esterno. A differenza della vagina, nell’ano non vi sono recettori di piacere. Mentre la vagina, che esiste per essere penetrata, si ha una mucosa incredibile, nell’ano ciò non avviene e quando lo si penetra si manifestano subito danni come fistole, ascesso perianale, ragadi, incontinenza anale. Trattasi di dati scientifici, per cui la fistola sta al culo come la carie al dente. O vogliamo negare l’esistenza della carie?

Sempre per la De Mari, l’omosessualità non esiste, poiché la sessualità è il modo della biologia per creare le generazioni successive attraverso l’incontro tra gameti femminili e maschili. “Se io mi masturbo è autoerotismo non sesso. Dunque i gay sono persone asessuate e omoerotiche. La sessualità è solo tra maschi e femmine, mettere il pene in una donna è sesso”.

Apriti cielo! Le comunità innominabili hanno scatenato l’inferno sulla terra, accusando la De Mari di omofobia e di oscurantismo. Sin qui, tutto nell’ordine “innaturale” delle cose; ci siamo abituati ad assistere ad alzate di scudi perché innocentemente qualcuno dice la più semplice ed evidente verità con l’effetto di un fulmine che spacca il buio della notte.

Ciò che di normale non è, invece, è l’inserimento nella disputa dell’Ordine dei Medici di Torino, con dichiarazioni inopportune e lesive dei diritti costituzionali adoperate dal suo presidente.

Secondo quanto riferito da Il Fatto Quotidiano, l’Ordine dei Medici di Torino e Provincia, da una settimana tempestato da segnalazioni e proteste, ha inviato una formale richiesta di convocazione alla De Mari, come confermato dal dottor Guido Giustetto, presidente dell’Ordine, intervistato da La Stampa. Per Giustetto, “quelle della dottoressa sono affermazioni che non corrispondono a ciò che oggi pensa la Medicina. Del resto lo riconosce anche lei, sostenendo di non essere politicamente corretta. Diciamo che la sua posizione non è nel perimetro delle conoscenze scientifiche».

Giustetto, quindi, interviene a gamba tesa in un dibattito, prendendo posizione specifica nel merito delle contestazioni, contrariamente a quanto il suo ruolo gli consente. Il titolare di un’azione disciplinare, infatti, non può anticipare il suo giudizio, al pari di chi esercita la giurisdizione. Per cui, è probabile che lo stesso sarà ricusato dalla De Mari nell’eventuale, quanto improbabile, processo disciplinare, che si apre solo dopo che l’incolpato abbia avuto la possibilità di esercitare la propria difesa, per come avviene esattamente nel procedimento penale prima dell’esercizio dell’azione penale.

Ciò che dal punto di vista politico ci interessa maggiormente è che il potere disciplinare degli ordini professionali non possono essere utilizzati come strumenti di censura, quanto più su temi sensibili che coinvolgono in pieno il dibattito politico nazionale e riguardano i temi caldi, come quelli della bioetica. Un conto è dire “al rogo i gay”, espressione da carcere senza se e senza ma, altro conto è ricondurre l’ano al tubo digerente, con funzione unidirezionale di espulsione delle feci e privo di capacità di accogliere con godimento, come per la vagina, un corpo estraneo.

Un pensiero riguardo “Potere disciplinare come metodo di controllo della libertà di pensiero

Rispondi