Quale festa? Quale Repubblica?

di Ferdinando Pastore

Il Potere neo-liberista ha de-sacralizzato tutte le feste, sia religiose che laiche. La caratteristica comune ad entrambe è il rifiuto di ogni legame comunitario. Nelle prime lo snaturamento è improntato a un’esaltazione del consumo. La famiglia si riunisce per celebrare la merce e la adora nel momento in cui si scambiano i regali, che non appartengono più alla dimensione del dono disinteressato. Anche i bambini sono educati alla dimensione del profitto, nel momento in cui il regalo è richiesto e si intende guadagnato. Le feste laiche, quelle che celebrano il lavoro, o date significative per l’intera comunità sono sminuite ad avvenimenti di maniera. Perdono il loro significato politico. Durante il primo maggio, momento nel quale si dovrebbero ricordare le conquiste sociali e la dignità sociale derivante dal lavoro, i sindacati organizzano un concerto. Lo sballo, il casino, la ribellione individuale diventano i simboli dell’uomo nuovo, quello che si deve fare da sé, che non deve recriminare e segnano la sconfitta delle rivendicazioni sociali che devono essere trasportate in una dimensione psicologica, proprio quando il lavoro ritorna a condizioni di schiavismo. Il 25 Aprile si riduce a parata nostalgica e impolitica, si celebrano i resistenti ma la Resistenza viene delimitata a esperienza del passato, glorioso e irriproducibile. La sua mitizzazione, collocata in un tempo lontano, è strumento per rendere innocua ogni contestazione allo status quo e dei contemporanei sistemi di dominio e di sfruttamento. Oggi questi sono da considerare elementi naturali dell’esistenza e non più frutto di determinate scelte ideologiche. Il Potere si rende neutro e inattaccabile.
Oggi, 2 giugno, si dovrebbe festeggiare lo Stato Repubblicano. Questa è la festa più ipocrita. Nel momento in cui si tradiscono, giornalmente, i presupposti di sovranità sottesi all’esercizio dell’autorità statale e le implicazioni sociali che lo Stato Costituzionale cristallizzava come suoi principi costitutivi, la classe dirigente che ha svenduto il Paese a forze sovranazionali che proteggono interessi in contrasto con quelli nazionali, ha il coraggio di presentarsi a questa parata vuota e demenziale.
Oggi gli unici elementi sovrani sono quelli del mercato e quelli dell’individuo. Il mercato esercita la propria sovranità in maniera repressiva, con il suo apparato tecnocratico che impone una nuova colonizzazione, mentre la sovranità dell’individuo, atomo e sradicato, è protetta da un sistema permissivo, quello del soggetto desiderante, che concepisce la liberazione dai sistemi di oppressione solo in termini di emancipazione di sé, guidata dalla promozione di falsi bisogni. Così la sovranità del mercato impone la distruzione dello Stato, dei confini, delle comunità e dei legami sociali e di classe, e trova un individuo falsamente sovrano, completamente addomesticato e pienamente assoggettato ai suoi voleri.

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