Referendum costituzionale: massoneria all’opera sotterranea

da TimeSicilia

Referendum: troppa sicurezza nel No. Il Sì in Sicilia lavora come Berlusconi nel 1993-’94…

Molti sono convinti che Renzi non farà celebrare il Referendum sulla ‘sua’ riforma costituzionale. Visto dalla Sicilia, vi assicuriamo che non è così. Non sappiamo quello che sta succedendo nel resto d’Italia. Ma nelle ‘profonde viscere’ della società siciliana sono in corso grandi manovre che sono simili – molto simili – a quelle che abbiamo visto in azione con la nascita di Forza Italia nella nostra Isola (ndr. Sicilia).

Si dice in giro che Renzi, cosciente del fatto che la ‘sua’ riforma costituzionale potrebbe essere travolta da una valanga di No, vorrebbe postergare la data del referendum. O, addirittura, rimangiarsi tutto. Ma le cose stanno proprio così? Noi non ci crediamo. E non ci crediamo per quello che stiamo vedendo in Sicilia. Vista dalla nostra Isola – che nel bene e nel male è sempre stata una sorta di cartina al tornasole della politica italiana (negli anni ’80 andava di moda la formula “Sicilia-laboratorio politico d’Italia) – lo scenario appare un po’ diverso. Proviamo a raccontare perché.

Da almeno due mesi e forse più notiamo ‘strani’ movimenti che, per certi versi, ci ricordano gli ultimi mesi del 1993 e, soprattutto, i primi mesi del 1994, quando interi ‘pezzi’ del mondo politico, economico e sociale della Sicilia si spostavano verso Forza Italia.

Renzi e il suo Governo sono perdenti in politica e in economia. Ma in Sicilia – ve lo possiamo assicurare – stanno lavorando per recuperare con accordi trasversali tutto quello che perdono ogni giorno a Palazzo d’Orleans (sede del Governo regionale), a Palazzo Reale (sede del Parlamento dell’Isola), nei Comuni, nelle Province e via continuando.

Detto questo, in Sicilia i renziani sono molto attivi. In primo luogo sono tanti: alcuni siciliani, altri spediti nell’Isola da Renzi in persona. Non abbiamo ancora capito chi coordini questo gruppo, ma abbiamo motivo di pensare che non sia il sottosegretario, Davide Faraone, del quale – stando a quanto ci hanno raccontato – l’attuale capo del Governo del nostro Paese si fida fino a un certo punto.

Questi personaggi – che sono tanti e ben organizzati – hanno già contattato e continuano a contattare sindacalisti a tutti i livelli (e di tutte le estrazioni politiche), responsabili e dirigenti di organizzazioni commerciali, agricole, industriali, artigianali, turistiche, insomma imprenditoriali; e, ancora, Ordini professionali, docenti universitari, titolari di enti di formazione professionale, titolari di agenzia che si occupano di politiche del lavoro, dirigenti pubblici e privati.

Ci sono anche organizzazioni o ‘sette’ cattoliche, o presunte tali. Non facciamo i nomi delle sigle perché i responsabili di questi ‘Comitati di affari nel nome di Dio’ sono come le buttane: il ‘lavoro’ lo fanno, ma se uno glielo fa notare saltano dalla sedia, strillano e bla bla bla. Per vostra conoscenza, sappiate che i cattolici ‘impegnati’ con il Governo Renzi – per esempio con qualche importante Ministro – lavorano per il Sì.

Ovviamente – ma questo già da tempo – i renziani si muovono anche con le istituzioni: per esempio, con i Comuni e con le ex Province. Come tutti sappiamo, le nove ex Province sono fallite; e sulla stessa via sono i Comuni della nostra Isola. Ma questo non ha impedito ai renziani di contattare i sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali.

Domanda, a proposito dei Comuni siciliani, quasi tutti con enormi problemi finanziari: fino ad oggi, in Sicilia, quanti sindaci avete visto schierati per il No al referendum? Risposta: solo i sindaci grillini. Tutti gli altri tacciono. Ed è anche logico: sono tutti del PD o, comunque, del centrosinistra.

Anche se non lo dicono chiaramente – oggi dire di essere renziano non è motivo di vanto: anzi – sono tutti schierati, in silenzio, per il Sì.

E’ importante anche sottolineare che tantissimi consiglieri comunali e assessori di centrosinistra sono impegnati, in tutti i Comuni, a fare proseliti per il Sì. Non sono tutti, ma la maggioranza sì.

E lo si è visto in occasione del referendum contro le trivelle: a parole molti sindaci siciliani si sono schierati contro i petrolieri, ma – nei fatti – l’ANCI Sicilia presieduta da Leoluca Orlando non ha mosso un dito per provare a fermare le trivelle. Così come lo stesso Orlando non sta certo facendo campagna elettorale per il No alle riforme di Renzi.

Con Renzi è schierata, ovviamente, la massoneria: che in Sicilia significa anche il 70 per cento circa del mondo della sanità, con annessi e connessi.

Per tutti questi soggetti la promessa è sempre la stessa: intanto costituite i comitati per il Sì al referendum e poi, dopo il referendum, sistemiamo tutto.

Direte: ma la CISL e la UIL, che sono schierate con Renzi a ‘pancia a terra’ (nella CGIL la situazione è più articolata, ma anche da questa parte ci sono tanti finti anti-renziani o renziani silenziosi), i rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali, i docenti universitari, gli ordini professionali, gli affaristi del mondo cattolico (o presunto tale), gli amministratori comunali, la sanità e i suoi affari e via continuando sono comunque una minoranza.

Vero. Ma non bisogna dimenticare che la riforma costituzionale targata Renzi è, in realtà, la riforma voluta dalla Germania della signora Merkel e dai potentati finanziari dell’Europa dell’Euro.

Tedeschi e potentati finanziari considerano l’Italia una terra di conquista. E’ noto a tutti che i teutonici vogliono accaparrarsi – ma è solo una delle tante ‘prede’ sulla quale hanno gettato gli occhi – la gestione delle spiagge italiane. E’ per questo che stanno costringendo il nostro Paese a fare i bandi: siccome hanno più soldi faranno le migliori offerte e toglieranno la gestione degli stabilimenti balneari agl’italiani.

I primi stabilimenti balneari a cadere nella mani tedesche – a giudicare dalle notizie in nostro possesso -dovrebbero essere quelli toscani: lì si realizzerebbe un sodalizio tra potentati finanziari e massoneria. Poi dovrebbe toccare alla Liguria. Avrebbero gettato gli occhi anche sulla Sardegna, ma lì toccherebbero duro, perché i sardi – a differenza di altri italiani – non si fanno mettere i piedi in testa da nessuno: nemmeno dagli ‘incappucciati’.

E nel Sud Italia? In Sicilia sono già arrivati: a Torre Salsa, in provincia di Agrigento, ci sono già gli austriaci della Adler. Ma ci sono gruppi – non solo tedeschi – che hanno interesse in altre aree dell’Agrigentino, nelle coste trapanesi, nel Ragusano. E, ancora, sull’Etna, sui Peloritani e sui Nebrodi (le ‘sceneggiate’ para-antimafiose andate in scena nelle scorse settimane sui Nebrodi potrebbero essere legate al tentativo di trasformare aree oggi a pascolo in speculazioni).

L’interesse di questi grandi gruppi finanziari – ai quali non mancano certo i soldi – deve fare riflettere le classi dirigenti del Sud Italia non colluse con il renzismo e con l’ ‘europeismo’ degli affari.

Ricordiamoci che il Mezzogiorno – come ci ricorda ogni anno la SVIMEZ – non riceve i fondi ordinari dello Stato per gli investimenti da oltre un quindicennio. Ci sono solo i fondi europei che, come abbiamo visto in questi anni, finiscono poi, in buona parte, nel Centro Nord Italia.

Il risultato è che il Sud Italia è sempre più povero. Con le periferie delle grandi e medie città del Sud poverissime, il controllo dei voti diventa piuttosto agevole se ci sono di mezzo i soldi dei potentati finanziari che sponsorizzano la ‘riforma’ costituzionale.

Insomma, la povertà del Sud potrebbe diventare strategica. Per questo è importante, per chi si batte per il No – e quindi per salvare la Democrazia in Italia – non abbassare la guardia e tenere gli occhi bene aperti.

Il fronte del No, fino ad oggi, anche se apparentemente vincente – soprattutto sulla rete – è in realtà più fragile di quanto non appaia.

La povertà, con l’avvento dell’Euro, esiste anche nel Centro Nord Italia. Ma nel Sud – a parte alcune aree dove la gente ha ormai ‘pesato’ Renzi e il suo sistema di potere (pensiamo alla protesta di Taranto contro il Governo Renzi) – la gente è molto fragile.

Prendiamo ad esempio la Sicilia. Renzi ha massacrato le finanze regionali. Ha lasciato senza soldi migliaia di persone. Ma viene nella nostra Isola e non ci sono proteste, a parte pochi, coraggiosi indipendentisti.

E allora? E allora è importante rafforzare l’azione per il No al referendum. Iniziando a lavorare nei territori dove, sotto traccia, lavorano, già da tempo, i renziani.

I comitati del No non si possono limitare alla rete e a qualche convegno. I potentati finanziari che sponsorizzano il Sì sono forti. Ma andando nei territori – come fanno purtroppo solo in parte i grillini – molte operazioni possono essere intercettate.

Nei quartieri popolari delle grandi e delle medie città siciliane la povertà è aumentata. Ma è cresciuta anche la consapevolezza da parte di tanti cittadini che, benché in difficoltà, sono per l’appunto consapevoli che il renzismo – legato all’europeismo massonico – porterà solo disastri all’Italia e, soprattutto, al Sud.

Insomma i comitati del No debbono ‘territorializzarsi’. Oggi vogliamo lanciare l’allarme: guardate che in Sicilia è in corso – lo ribadiamo – un fenomeno per molti versi simile a quello di Forza Italia nella Sicilia del 1994.

Alle elezioni europee di quell’anno nessuno pensava che l’allora cavaliere aveva lavorato molto sotto traccia. Il Polo progressista siciliano – allora il centrosinistra si chiamava così – passò il tempo a litigare. Poi arrivò la doppia sorpresa: alle elezioni europee e alle elezioni politiche. certi ‘ambienti’ siciliani non vanno mai presi sottogamba.

Dobbiamo evitare che il voto di tantissimi italiani consapevoli dei danni che ha prodotto e che continua a produrre il renzismo venga travolto dai possibili voti ‘drogati’. E questo si può fare solo con la presenza attiva del No nei territori.

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