Renzi al Sud per impedire la soluzione della questione meridionale

di Daniele Re

Il potere è essenzialmente altrove. Il destino del sud si gioca su altri tavoli. L’incontro tra Renzi e Crocetta all’ombra dei templi millenari, custodi di una civiltà che meriterebbe di essere ristudiata a fondo dai popoli della antica Magna Grecia, è puro avanspettacolo. Retorica. Fumo negli occhi. “È elemosina“, quella che promette il governo nazionale a quello regionale. Ma c’è un limite anche in questa polemica. C’è qualcosa di non detto. E ciò che non viene detto è invece l’essenziale. È complessiva la partita. È finanziaria e infrastrutturale. Serve denaro diffuso e serve un efficiente sistema di telecomunicazioni e di infrastrutture stradali, ferroviarie ed aeroportuali. Serve la tutela dei prodotti del Sud. E servono forti investimenti in tecnologia che valorizzino le straordinarie risorse giovanili. Serve, in sostanza, un progetto, una visione, una direzione. Se il Sud continua a sprofondare, se l’emorragia di partenza non accenna a diminuire, è infatti perché non è mai stato fatto in favore del Sud ciò che invece fu fatto in favore del Nord dallo Stato italiano e dal sistema bancario nel corso di tutta la storia di unità nazionale. Il resto non conta. Non saranno né qualche sporadico intervento del governo nazionale né tantomeno i finanziamenti europei a cambiare la nostra storia. Una storia destinata a rimanere una storia di disoccupazione, emigrazione e diffusa proletarizzazione.

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