Sabato Renzi in Sicilia: nessun accenno a Pio La Torre di cui ricorre l’anniversario della morte…

Nell’annunciare il suo viaggio in Sicilia, per sabato 30 Aprile,  il Premier non fa riferimento all’anniversario dell’assassinio del segretario del PCi che cade proprio quel giorno. Nessuno glielo ha ricordato? D’altronde, cosa hanno a che fare i renziani con Pio La Torre? Che vergogna…

Continua la tournée di Matteo Renzi nel Sud Italia. Dopo la Campania (terra ‘ingrata’ che lo ha accolta con una avviso di garanzia per associazione a delinquere al presidente del Pd campano, Stefano Graziano, ex consulente del Premier) tocca alla Sicilia. Sarà a Catania e Palermo sabato 30 Aprile. Viene per parlarci dei Patti per il Sud,  strane creature che dovrebbero aiutare il Governo nazionale a disporre come meglio crede delle risorse destinate al Mezzogiorno dall’Europa. In realtà a Giugno si vota in molti comuni siciliani, ecco spiegato il viaggio.

Perché di Sud Renzi, non capisce e non vuole capire. Stamattina Roberto Saviano su Repubblica lo inchioda perbenino: “La questione che più sta inficiando la sua autorevolezza è proprio il fallimento della gestione del Meridione, che Renzi conosce pochissimo: non ha interlocutori affidabili e quindi non può valutare il problema nella sua portata reale. L ‘errore – continua il giornalista, tra i pochi a non fare riverenze davanti al Premier- risiede non nell’avere tra i propri collaboratori persone di cui ci si fida, ma piuttosto nel posizionare in posti chiave persone del proprio giro. E questa è la sua più grande debolezza. Questa chiusura l’ha inevitabilmente condotto a ignorare la questione meridionale, a delegarla nel peggior modo, quello leghista: puntando sulla retorica del Sud lamentoso, che non vuole reagire ma pretende di essere aiutato da altri. Questa è un’accusa inconsistente, basta leggere i classici della letteratura meridionalista – da Guido Dorso a Tommaso Fiore – per rendersene conto. Questa presunta lamentosità è storicamente legata non a tutti i meridionali ma a quella parte di notabili che puntava ad aumentare lo spazio del proprio privilegio e per farlo chiedeva una prebenda, in cambio della quale smetteva di lamentarsi: pronti a rifarlo quando serviva di nuovo mungere lo Stato”.

Di interlocutori inaffidabili in Sicilia ne ha a bizeffe: cosa mai potrà raccontargli Davide Faraone, l’ambizioso sottosegretario- che in tempo di elezioni non si preoccupa molto dei voti ‘pericolosi’- concentrato come è sull’assessorato regionale all’Energia e sulla sua carriera? Per non parlare della banda di opportunisti e cambiacasacche che hanno fatto del Pd renziano il più grande raccoglitore di indifferenziata in Sicilia.

Tanto sono inadeguati che non gli hanno manco ricordato che sabato 30 Aprile è l’anniversario dell’assassinio di Pio La Torre, segretario regionale del PCI siciliano, ucciso il 30 aprile 1982 a Palermo. 

“Sabato pomeriggio – scrive Renzi nella sua e-News – Sicilia: riapriamo una delle arterie a quattro corsie chiuse dopo i crolli degli scorsi mesi (ricordate gli impegni per rimettere a posto le strade in Sicilia?), Poi firmiamo il Patto per Palermo e il Patto per Catania, visitando entrambe le città”.  

Nemmeno un accenno a La Torre….

Ma d’altronde cosa hanno a che fare Davide Faraone, i cambiacasacche Luca Sammartino, Alice Anselmo e company con La Torre? Nulla. Il primo non vede oltre il suo naso, gli altri sono tutti ex qualcosa saliti sul carro renziano. 

Ma lui stesso, Matteo Renzi, cosa ha a che fare con La Torre? Proprio nulla.  

Pio la Torre
Pio la Torre

La Torre difendeva l’Autonomia siciliana che consiserava “uno strumento valido di sviluppo e oggetto di una offensiva (sul piano politico e giurisdizionale) da parte dello Stato che mira a svuotarla”.

 “La svolta drammatica che vive oggi l’Autonomia siciliana- scriveva La Torre  in un articolo intitolato Sicilia e Stato quanto mai attuale-  non è che il risultato più evidente della volontà del Governo di mortificare gli istituti democratici del nostro Paese,  per fare passare le linee di sviluppo del capitalismo monopolistico”.

E ancora, dietro agli attacchi all’Autonomia, per il segretario del PCI c’era (e c’è) “il grande patronato che con l’offensiva in corso, punta decisamente ad imporre, ancora una volta, il meccanismo del profitto monopolistico  sulla pelle dei lavoratori e della democrazia”.

Come possono i renziani di Sicilia, che stanno distruggendo quel che resta dell’Autonomia, ricordarsi di La Torre? Come possono parlare di un uomo i cui ideali sono mortificati dai suoi stessi indegni eredi? Come possono i renziani di Sicilia, sordi anche dinnanzi alle reprimende della Corte dei Conti che accusa lo Stato di trattenere risorse che per Statuto spetterebbero alla Sicilia, ricordarsi di La Torre? E, infatti, non lo fanno.

Renzi, poi, sa chi era La Torre? O con lui è meglio parlare di De Gasperi? O di Marchionne, di twitter e di web 2.0?

Renzi sa che La Torre si è battuto come un leone contro l’installazione dei missili Nato in Sicilia? E che tra le cause del suo assassinio non è esclusa questa? Forse non lo sa, ma  pure se lo sapesse, nulla gli è più lontano. Lui che si cala le braghe davanti agli USA senza battere ciglio. Lui che, insieme con i renziani di Sicilia, non ha neanche preso in considerazioni le preoccupazioni di Niscemi che si è vista installare sul suo territorio il Muos, l’impianto di telecomunicazioni satellitari USA che secondo gli scienziati del Politecnico di Torino e de La Sapienza di Roma, è nocivo per la salute, cosa volete che c’entri con La Torre?

Sia quel che sia, si tratta di una vergognosa dimenticanza, ma che si spiega se guardiamo ai personaggi in questione. Certamente ora rimedieranno. Qualche segretaria puntigliosa consulterà l’agenda delle ricorrenze e lo farà presente.  Organizzeranno una sfilata e depositeranno una corona di fiori. Ma la loro sensibilità si è già manifestata.

Un’ultima cosa: i giornalisti stanno preparando domande vere per il Premier o tappetti rossi?

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