Socialismo del III millennio: oltre la sinistra! Incompatibilità del Socialismo con il comunismo.

di Lillo Massimiliano Musso

I socialisti contemporanei non sono figli di Platone, né di Marx. La storia del socialismo, infatti, coincide con la storia dell’uomo, in cui si innestano passaggi storici che da un’idea primordiale comune hanno sviluppato visioni distinte e spesso antitetiche.
I socialisti contemporanei sono figli della Internazionale Socialista di Francoforte del 1951, unica organizzazione internazionale socialista superstite al nazismo, ai fascismi e allo stalinismo, che prese posizione contro il capitalismo e contro il comunismo.

In occasione dell’Internazionale Socialista di Francoforte fu gettato il manifesto che accomuna i socialisti di oggi:
« Il socialismo aspira a liberare le persone dalla dipendenza da una minoranza che possiede o controlla i mezzi di produzione. Aspira a portare il potere economico nelle mani del popolo nella sua totalità, e a creare una comunità dove uomini liberi lavorano insieme alla pari… Il socialismo è divenuto una forza maggiore negli affari mondiali. È passato dalla propaganda alla pratica. In alcuni paesi le fondazioni di una società socialista sono già state gettate. Qui le malvagità del capitalismo stanno scomparendo… Dal momento della Rivoluzione bolscevica in Russia, il comunismo ha rotto i legami con il Movimento Internazionale dei Lavoratori ed ha fatto tornare indietro la realizzazione del socialismo in molti paesi per decenni. Il comunismo reclama falsamente un posto nella tradizione socialista. Infatti ha distorto tale tradizione oltre ogni riconoscimento. Ha elevato una rigida teologia che è incompatibile con lo spirito critico del Marxismo… Ovunque abbia preso il potere ha distrutto la libertà o la possibilità di raggiungerla… ».

Sessant’anni dopo, purtroppo, nostalgicamente (con una nostalgia per qualcosa di romantico che nella realtà delle cose non vi è stato) si riconduce il socialismo ad una componente di una componente di un sistema politico che il socialismo medesimo dovrebbe rimpiazzare. In altri termini, il socialismo in Italia viene ricondotto ad una componente della sinistra. Ma sinistra di cosa, nessuno se lo chiede? Eppure la risposta è lì, sotto gli occhi di chiunque. Basterebbe aprire gli occhi e vedere che la sinistra italiana è una finzione mirante a marginalizzare il socialismo. Il Sistema capitalistico, infatti, colloca l’idea socialista in una parte minoritaria di una parte apparentemente riformista del sistema medesimo, così immunizzandosi dallo spirito essenzialmente rivoluzionario del socialismo.

Ecco perché il concetto di sinistra deve stare stretto al socialista del III millennio, poiché il socialista o è un militante per il socialismo, secondo il manifesto di Francoforte del 1951, quindi si spende per una forma di Stato alternativa a quella in cui trova collocazione storica e politica la sinistra italiana, o è un ossimoro vivente. Non è data terza via.

Coloro che tra i socialisti parlano di sinistra, spesso inavvedutamente, confondono le proiezioni distinte ed antitetiche di culture politiche differenti, giungendo a sostenere che non vi è socialismo senza sinistra. Tale affermazione non è solo falsa, è bensì pericolosa, perché chi vuole impedire che il socialismo si affermi democraticamente come forma di Stato, mentre semina zizzania tra i socialisti e li divide su questioni tuttosommato riconducibili alla coscienza individuale, contestualmente li spinge nella ricerca di alleanza proprio con comunisti e liberali radicali.

Ma il comunismo è nemico della democrazia e del socialismo, come lo è il liberalismo radicale.
Si tratta, infatti, di visioni antitetiche con il socialismo, fondate su culture antropologiche e sociologiche fallaci.
Il comunismo, da un lato, riduce l’identità umana ad un nulla e tende verso l’autoritarismo assoluto dello Stato, con la gerarchizzazione in un partito unico che coincide con lo Stato/Tutto.
Il liberalismo, dal canto suo, esalta l’individualismo e tende all’anarchia, intesa come assenza di Stato, ove i pochi, per leggi di natura e della giungla, giocoforza sottomettono i molti.

Il socialismo, invece, parte dalla considerazione che tutti gli uomini nascono liberi e uguali in dignità e diritti, fonda ontologicamente la sovranità del popolo e affida il governo e le istituzioni ad uno Stato inteso non come Stato autoritario ma come Stato di diritto, in cui unico meccanismo di formazione della volontà sovrana è il metodo democratico ed unico fine dello Stato è la giustizia sociale, che passa dall’uguaglianza sostanziale dei cittadini e dal sostegno dei deboli.

In pratica, ove c’è il socialismo autentico, c’è democrazia autentica, ove vi è comunismo autentico vi è uno stato autoritario, ove vi è liberalismo vi è il governo delle lobbies, quindi capitalismo.

Ecco perché non possiamo seguire i dettami di chi mira a rifondare un’indefinita sinistra italiana, composta da varie sigle riconducibili ora all’ambientalismo, ora al comunismo, ora ai radicali, una sinistra peraltro non bene interpretata, che storicamente ha marginalizzato il socialismo e che giunta al Governo nazionale ha dimostrato di non avere a cuore di realizzare gli obiettivi dichiarati.

L’eterogeneo movimento socialista deve mirare, invece, alla costituzione di un partito socialista a vocazione maggioritaria e non può inseguire alleanze, destinate al tradimento, di comunisti e di radicali.
Oggi, a conti fatti, la storia ha bollato irrimediabilmente il comunismo rendendolo inappetibile alle masse. Mentre il socialismo rimane l’unica frontiera democratica in grado di raccogliere ancora il consenso della gran parte degli italiani e di mettere al tappeto le gerontocrazie capitalistiche.
Ecco perché comunisti e radicali appaiono interessati ad insinuarsi nelle dinamiche associative dei socialisti, per consentire a qualche furbetto di rimanere aggrappato alla poltrona e, a più larga veduta, sostenuti anche finanziariamente dai grandi capitali, per sostituire l’obiettivo socialista con un obiettivo annacquato, vacuamente di sinistra.

Se da un lato, infatti, alcuni socialisti italiani si premurano di bollare il chavismo come degenerazione autoritaria, dall’altra si assiste ad un tentativo di avvicinare componenti marginali e prive di contenuto politico del comunismo europeo, come nel caso del listino europeo Tsipras.

Per usare le parole di Terry Eagleton, la sinistra italiana “così com’è promette di affrontare alcuni problemi fondamentali, ma nel complesso non giunge a destinazione. È stata svergognata su moralità e metafisica, imbarazzata su amore, biologia, religione e rivoluzione, abbondantemente silenziosa sul male, reticente sulla morte e la sofferenza, dogmatica su essenze, universali e fondamenta, e superficiale su verità, oggettività e disinteresse“.

In definitiva, il socialista deve credere in ciò che professa e che vuole rappresentare. Ebbene i valori del socialismo ancora oggi sono antitetici rispetto agli elementi che lo distinguono dal comunista e dal radicale, mentre tutti i temi che lo accomunano sono bagaglio socialista che un partito dei socialisti sarebbe in grado di portare autonomamente, senza necessità, quindi, di fare il mulo da soma per condurre altre proiezioni ad affermare principi e idee incompatibili con il socialismo.
Il dibattito rimane aperto.

da “Socialismo Cristiano”
Pubblicato da Lillo Massimiliano Musso · 20 luglio 2014 ·

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