Solo chi ha un’identità può rispettare le altre

di Diego Fusaro

Dissi altra volta dell’importanza della valorizzazione del concetto di identità oggi e, insieme, della necessità di opporsi all’identitarismo come patologia del concetto, come suo eccesso foriero di sciagure non inferiori a quelle che stanno in concreto scaturendo dalla distruzione delle identità realizzata con successo dal fanatismo nichilistico del libero mercato (ciò che viene pudicamente chiamato globalizzazione e come tale sempre di nuovo incensato). Diciamolo apertis verbis, senza perifrasi e accorgimenti retorici di vario genere. Come sapeva Gramsci, dire la verità è sempre rivoluzionario. Solo chi dispone di un’identità culturale può rispettare quelle altrui e misurarsi dialogicamente con esse. Il dialogo e il confronto possono, infatti, darsi solo tra diversi. Non si dà dialogo tra i medesimi. Per questo, la società di massa sta sempre più producendo un monologo collettivo fintamente pluristico: dove i plurali ripetono tutti ossessivamente il medesimo, ossia il pensiero unico politicamente corretto. La dinamica della mondializzazione capitalistica, imponendo una sola cultura, si risolve nella soppressione della cultura in quanto tale, sostituita dalla reificante reductio ad unum dell’uomo senza identità e spessore critico. Al dialogo tra popoli fraterni e solidali preferisce il monologo fintamente pluralistico della società di massa globalizzata di individualità seriali e sradicate, in cui sussiste un’unica plebe informe, desimbolizzata e deeticizzata. Il discorso fintamente emancipativo del capitalista chiede a ogni popolo di liberarsi della propria identità per potersi aprire alle altre e con esse dialogare. E, così facendo, distrugge in actu tutte le identità: produce quel vuoto generale che è la condizione ideale per lo scorrimento nichilistico illimitato della merce su scala globale. Il capitale – diciamolo apertamente – odia ogni identità che non sia quella che esso promuove e impone a tutti i popoli del pianeta: l’identità del consumatore apolide e sradicato, senza patria e senza cultura, senza provenienza e senza progetto, asimbolico e aprospettico.

3 pensieri riguardo “Solo chi ha un’identità può rispettare le altre

  1. FASCINO & Personality
    Viviamo in un epoca dove l’individualismo americanoide e lo statalismo sovietico si coagulano e intersecano, grazie al capitale che ci vuole vuoti consumatori, lasciando l’uomo privo di quella VITALITA’ INTERIORE che è la fonte di ciò che c’è di più affascinante
    Lo “statalismo” dei DOVERI e l’individualismo americaneggiante .
    del PIACERE mantengono le persone eterni adolescenti che non accedono mai all’età adulta della vera GIOIA vitale restando arenati nella SODDISFAZIONE dei primi e nell’ovvio e romanticoide Principio del PIACERE dei secondi.
    In Giacomo Leopardi, ad esempio, viceversa, il fascino della natura lo “voca”, lo chiama a quella vocazione poetica, appunto che ne fa quell’unico che lo contraddistingue poiché, attivato in sé non si limita a subire la realtà in sé ma ne fa ispirazione poetica.
    Oggi, invece, il tutto si riduce o all’IO o allo STATO, radicali & bolscevici uniti non se ne vede più alcuna distinzione poiché, entrambi, comunemente monchi di quella RELAZIONALITA’ con l’Altro che consegue solo a quella primaria con la propria *vocazione interiore*, il proprio autentico DESIDERIO e non quella parodia infantile che tutto pervade.
    L’IO e i suoi DIRITTI, perorati in forza della giuridicità STATALE sono solo il surrogato per tutti questi poveri esseri VUOTI senza possibile rimedio che non sia sesso, droga & rock and roll…& Master chef….e che mai capiranno un cazzo di che cosa abbisogni relazionalmente il bambino di una famiglia non fulminata & arcobalenata.

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