Tutta colpa delle primedonne. Fanculo ai wannabe leader

di Germano Del Popolo

Proliferano come ricci, fioccano come neve, strombazzano come oche atteggiandosi come pavoni. Sono i partitini, più o meno movimentari, privi di concreto assetto giuridico, cuciti addosso come abito ad uno dei tanti wannabe della politica, aspiranti leader, che vorrebbero affermarsi come trascinatori delle masse, verso un non so che di vuoto, il puro nulla. Questi nuovi impavidi lottatori senza avversario non ragionano, ma urlano il nulla con sensazionalismo, gridando il niente per vibrare la pancia del popolo della rete; e il popolo del web effettivamente li segue e li osanna, ma nel numero finito di dieci individui egocentrici e distaccati. E con un seguito di sette/otto frati scalzi, questi wannabe fondano partiti nazionali, con l’obiettivo di cambiare il mondo con tre-quattro slogan, non di più, non si vorrebbe che l’elettore medio si confondesse. Tutto all’insegna della semplicità, della semplificazione, della semplicioneria. Semplicemente contro, semplicemente a favore. Non è prevista l’articolazione, il ragionamento oltre le tre/quattro battute. Non si vorrebbe, appunto, che l’elettore si confondesse! E così in Italia ogni profilo Facebook che supera le mille amicizie e i dieci “Mi Piace” crea il personaggio. Raggiunte le mille visualizzazioni avviene la svolta. Il personaggio può sentirsi “pubblico” e può iniziare ad assumere toni da statista. Non è percepito il senso della responsabilità politica che prima tra tutti si accompagna ai doveri di chi prende la parola in pubblica rappresentanza. Non si comprende che l’abito cucito addosso al wannabe necessariamente non potrà contenere che l’aspirante leader soltanto, che quindi è destinato a rimaner da solo, leader di se stesso e di sette/otto frati scalzi. Si proliferano come ricci, pieni di spine, buttando i cuccioli per strada tra le ruote delle auto. Fioccano come neve al sole, già sciolti prima di toccare il suolo. Strombazzano come oche e si atteggiano come pavoni alla ricerca di autore, in attesa del cavallo bianco su cui montare per andare verso la propria gloria personale. Fanculo, allora, ai wannabe leader che non conoscono la strada e non si curano del proprio territorio, apolidi disinteressati del concreto agire politico immersi soltanto nella teorica discettazione di ideali e nella proclamazione fine a se stessa di astrazioni. I veri leader ci sono, anzi essenzialmente “sono”, lo sono. Non si diventa leader perché lo si è deciso. Lo si è e basta. Chi non ha la stoffa del leader smetta di ridicolarizzare se stesso e si tolga lo scialle della primadonna. La politica, quella vera, non è teatro, è guerra. E in guerra chi sottrae la sua forza al gruppo è un vigliacco. Parimenti, chi si ostina a volere “fare” il leader ma non lo è sta sottraendo la forza al gruppo che attornia il vero leader. In nome della propria autoaffermazione, il gregario ostacola l’incedere del suo leader naturale. Ciò è ontologicamente tradimento. Chi deve capire, capisca.  Ognuno serva l’ideale come può e per ciò che è la sua essenza senza infingimenti. Sennò è tutto vano.

Rispondi